Eddie Vedder a Firenze (foto Tania Bucci-Giuseppe Cabras/New Press Photo)
Eddie Vedder a Firenze (foto Tania Bucci-Giuseppe Cabras/New Press Photo)

Firenze, 16 giugno 2019 L'attesa è stata breve. Sabato sera Eddie Vedder, frontman dei Pearl Jam, è tornato sul palco del Firenze Rocks a due anni dal concerto del 2017 che, con 55mila spettatori, aveva infranto il record della sua carriera solista.

Lo show, alla terza serata del festival musicale fiorentino, è il primo dei due in programma in Italia nel 2019: domani Vedder sarà a Barolo. Il concerto fiorentino si apre con Eddie seduto al pianoforte che intona Cross River. Già dalle prime note, la voce caldissima e profonda del cantante americano riempie la Visarno Arena e fa scendere le prime lacrime ai fan arrivati da tutta Italia. Con un paio di jeans, e una camicia aperta su una t-shirt, abbellito solo dalla forza della sua chitarra, Vedder appare completamente a suo agio sull'enorme palco dell'ippodromo.

La scenografia è semplice, essenziale, arricchita unicamente dalla presenza del Red Limo String Quartet, quartetto d'archi olandese. Vedder saluta i fan con un 'buonasera amici miei' e ribadisce il suo amore per l'Italia, il Paese in cui ha conosciuto la moglie. Lo show prosegue con altre cover di vere e proprie leggende: prima Brain Damage dei Pink Floyd, Wildflowers di Tom Petty e Should I Stay or Should I Go dei The Clash. Tra i fuori programma l'omaggio a Franco Zeffirelli, scomparso la mattina stessa: per lui Vedder intona Just Breathe accompagnato dalle sonorità commovente degli archi.

Non mancano ovviamente altri brani dei Pearl Jam, il gruppo che da oltre 30 anni scrive la storia del rock e che ha portato il frontman Vedder ad essere considerato l'icona mondiale del grunge e del folk rock. Dal palco, I am mine, Indifference e Immortality scatenano nel pubblico un susseguirsi di commozione, pelle d'oca e abbracci.

Talvolta Vedder lascia l'amata chitarra per imbracciare l'ukulele. La maxi scaletta prevede 25 brani, con pezzi come Can't Keep, Far Behind, Black e un duetto con Glen Hansard. Proprio come due anni fa, anche questa volta il cantautore irlandese oltre ad aprire il concerto è tornato sul palco accanto a Vedder: pubblico in delirio per una versione di Society suonata da vere leggende dal rock.

Immancabile poi il brano Guaranteed dall'album colonna sonora del film 'Into the Wild' con il quale Vedder ha vinto un Golden Globe e Hard sun. Lo show si chiude dopo quasi due ore con la cover di Neil Young, Rockin' in the Free World, ultima occasione per i fan di urlare a squarciagola e ringraziare Vedder per un'iniezione di energia. Per la seconda volta a Firenze Vedder è riuscito a trasformare la serata di un festival rock con migliaia di persone in un one man show acustico di un'intimità commovente e dall'intensità impareggiabile.

Stasera per il festival, che ha già raccolto 140mila spettatori, grande finale con i The Cure.