
Due scienziati uccisi, l’inchiesta va “Oltre“
Zurigo, ore 7.44, 29 dicembre 2010
Non voleva morire.
Non accettava proprio l’idea di dover lasciare tutto quello che aveva costruito.
Poi si corresse mentalmente, cercando nel letto una posizione che gli avrebbe potuto attenuare il dolore, ma che non trovava mai.
La morte è..., pensò a quale aggettivo usare, superabile?
Aggirabile?
Sì, sorrise dentro di sé, forse è aggirabile.
Io non voglio lasciare cosa ho ideato, cosa ho realizzato e cosa sto per creare.
Non voglio, non posso, non devo.
Non è questo il mio destino, ne sono certo.
(,,,)
La Klinik Pyramide am See era immersa nel verde, a due passi dalle acque del Lago di Zurigo. E si chiamava così per la sua forma incongrua, o meglio, incongrua per un boschetto della Svizzera, perché magari al Cairo sarebbe stata perfetta.
Era infatti una struttura tutta specchi, a forma di piramide, che ospitava una delle cliniche private per malati oncologici più prestigiose della città.
Poi c’erano anche altre due cose, che però nessuno sapeva.
La prima è che facevano molto altro, oltre a curare i tumori.
La seconda è che la società proprietaria era un po’ strana, in quanto partiva bene, avendo la sede regolare in una banca svizzera, poi un’altra sede in Lussemburgo, ma poi il film cambiava, perché, se qualcuno avesse voluto indagare più a fondo, sarebbe finito contro il muro di una fiduciaria del Liechtenstein e di un trust alle Cayman.
Un lavoraccio, pensò l’anziano, mentre il montacarichi della Mercedes faceva scendere la sua sedia a rotelle davanti all’ingresso, e poi non posso neanche dire che è tutta roba mia.
Cosa sarebbe accaduto quel giorno, be’, lo sapevano solo in pochi, quelli indispensabili.
Chi avrebbe avuto, o dovuto avere, un ruolo.
Gli altri, chi più chi meno, non avrebbero visto altro che l’ennesimo povero vecchio, malato terminale di cancro, arrivare lì e spendere vagoni di soldi per prolungare una vita che urlava disperatamente la sua fine.
Altri ancora, purtroppo, sarebbero stati sacrificabili.
E sacrificati.
Il corpo di Hanni fu trovato ai piedi della collina del Dolder, in un boschetto, impiccato al ramo di un albero per una disperata solitudine come c’era scritto nella lettera ritrovata dagli agenti di polizia, giunti sul posto già annoiati per l’ennesimo suicidio.
Viktor, invece, sparì letteralmente col suo van Mercedes dopo essere uscito dalla clinica – come mostrò una telecamera di sicurezza alla polizia svizzera – e non aver fatto ritorno lì tre ore dopo, come avrebbe dovuto fare, per riprendere il suo cliente.
Dalla Wagner, si sa, non esci mai in verticale.
Ma qui la Wagner non c’entrava nulla, era solo la soluzione più facile.
Più difficile, anzi impossibile, che Viktor potesse essere riconosciuto quando fu trovato cadavere, ammanettato al letto di una puttana con il volto sfigurato e tumefatto, senza documenti. Né le impronte né il DNA bastarono a dargli un nome.
Qualcuno, quello stesso pomeriggio, si presentò poi al concierge del Dolder per pagare il conto di Herr Escher.
Una cifra esorbitante che l’albergo, senza fiatare, ricevette in contanti all’interno di una valigetta.
E poi ci fu un’altra cosa piuttosto strana: quando il servizio di pulizia si presentò al piano occupato da Escher non ci fu proprio niente da pulire.
Tutto perfetto e in ordine, come se in quei mesi non ci avesse mai vissuto nessuno.
O come se una squadra di dieci persone avesse bonificato tutto entrando e lasciando l’hotel dalle uscite di sicurezza.
Già.
Herr Escher si accomodò nel letto della nuova camera con vista
lago, scelta per l’occasione speciale.
Un’infermiera gli portò un bicchiere d’acqua e un quadratino di cioccolato al latte.
Li posò sul ripiano al fianco del letto e se ne andò.
Conosceva la procedura: sciolto nell’acqua c’era un farmaco per evitare nausea e vomito, molto amaro, che la dolcezza del cioccolato avrebbe compensato.
L’uomo bevve, addentò il quadratino e attese il ritorno dell’infermiera.
Un cumulo di nuvole basse non impediva la visione del Lago di Zurigo e della meraviglia che lo circondava.
La Natura è davvero bellissima, pensò.
L’infermiera tornò con un altro bicchiere d’acqua e un altro quadratino. E stavolta non uscì.
L’anziano prese il bicchiere e bevve tutto d’un fiato, senza toccare il pezzetto di cioccolato.
La donna annuì e se ne andò in silenzio come era venuta.
I limiti sono fatti per essere superati, fu il suo pensiero chiudendo gli occhi.
Non voleva morire.
E non sarebbe stato quello il giorno.