Dopo cinque anni di cantieri. La Specola riapre a febbraio

Il restauro doveva finire nel 2020, i ritrovamenti hanno complicato i lavori

di Antonio Passanese

Al piano terra i servizi di accoglienza. Al primo piano la collezione di mineralogia attualmente in via La Pira e non visitabile. Al secondo piano l’allestimento delle ceroplastiche in un ambiente completamente climatizzato e ampliato. E nel piano ammezzato, infine, in corrispondenza del Corridoio Pocciantiano troverà sistemazione la preziosa collezione di ornitologia. Palazzo Bini Torrigiani, sede del museo della Specola – che fa parte del Sistema Museale dell’Università di Firenze –, avrebbe dovuto riaprire le sue sale agli inizi del 2020 (dopo 450 giorni di lavori), poco prima della pandemia, ma una serie di ritrovamenti e di ritardi nelle opere di ristrutturazione hanno fatto slittare l’inaugurazione di cinque anni. Già, perché finalmente ieri la rettrice Alessandra Petrucci ha ufficializzato che il taglio del nastro ci sarà il 21 febbraio 2024, data di nascita dello stesso museo, che nel 2025 compirà 250 anni.

Lavori da circa 5 milioni di euro: 3,5 messi dalla Regione Toscana e il resto dall’Università, attraverso i quali è stato possibile intervenire sui muri portanti, sulle coperture che in alcuni punti erano in condizioni molto critiche, sulla messa in sicurezza di tutti gli impianti (soprattutto quelli elettrico, antincendio e di climatizzazione), sugli allestimenti. E anche per incrementare le sale del secondo piano in cui verranno ricollocate le collezioni di ceroplastica botanica e alcune cere anatomiche. A far ritardare la riapertura di uno dei musei più amati di Firenze, soprattutto dalle famiglie e dai bimbi, sono stati una serie di ritrovamenti: operai e tecnici hanno infatti riportato alla luce numerosi vasi, del Trecento e del Cinquecento di una fornace imprunetina, stanze medievali e tardo rinascimentali di cui se ne disconosceva l’esistenza, affreschi e una trave di colmo che riporta incisi l’anno di inaugurazione del percorso museale, il 1775, e l’anello di Salomone, che dimostra l’amore per la conoscenza di colui che volle trasformare il palazzo nobiliare Bini Torrigiani in un centro espositivo, ovvero il Granduca Pietro Leopoldo di Lorena. "La riapertura della Specola sarà la ciliegina sulla torta per le celebrazioni del centenario della nostra università – ha spiegato la rettrice Petrucci – Oltre a essere un museo unico al mondo, tra i suoi ‘tesori’ può vantare un’ampia collezione zoologica, la più grande del pianeta di cere anatomiche settecentesche. E ha anche un Salone degli Scheletri".

Visitato ogni anno da oltre 70mila persone, palazzo Bini Torrigiani avrà anche un nuovo bookshop e un bar al piano terra. Insomma, il grande restyling annunciato nel 2017 dal presidente Guido Chelazzi sembra essere in dirittura d’arrivo. E questo gioiello di via Romana e del Sistema Museale d’Ateneo assieme al poco conosciuto museo di Etnologia di via del Proconsolo, tra poco più di tre mesi sarà proiettato nel futuro come lo sono quelli, ad esempio, di Parigi e Londra.

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