Firenze, bar e ristoranti chiusi dopo le 18
Firenze, bar e ristoranti chiusi dopo le 18

Firenze, 27 ottobre 2020 - Si spegne ma non muore. È "Viva Fiorenza". Viva come il grido di battaglia che riassume l’essenza del calcio storico, orgoglio fiorentino. È già buio, il brutto dell’ora solare, quando l’ora per bar e ristoranti ormai è fuggita. L’effetto lockdown svuota Firenze, manda a casa presto anche i fiorentini, non già i suoi milioni di turisti (15 all’anno, fino al 2019), spazzati via in massa dall’ondata pandemica, anche se una ripresina piccola piccola aveva fatto riveder la luce nella tregua concessa dal virus.
 

A far la spia che siamo entrati di nuovo nel tunnel, anche i prezzi delle camere d’albergo, sempre più a picco. Dietro a Milano e Venezia spicca il dato fiorentino: -19,6%. Numeri da Requiem la cui Messa di Giuseppe Verdi, diretta da Zubin Mehta, in omaggio alle vittime del Covid, aveva aperto la stagione del Teatro del Maggio musicale fiorentino, il glorioso festival che adesso è nuovamente in stand by, insieme a teatri e cinema, come nell’Inferno di Dante, rimasto solo nel suo sguardo scultoreo a veder chi non passa. In piazza Santa Croce la movida si è arresa all’"urne de’ forti", anche se di "egregie cose" di questi tempi se ne vedono poche, senza offesa per Ugo Foscolo.

I bar alle 18 lasciano scivolare nel pattume tramezzini e brioche: l’avanzo di una colazione andata di traverso, già che aperitivi non se ne faranno per un pezzo. E i guadagni smagriscono, insieme ai volti della paura di non farcela. Piazza Signoria, via Calzaiuoli, piazza del Duomo: il pullulare di gente allegra è un ricordo delle ore precedenti, il buio è colato a cancellare volti e suoni. "È una vergogna, ci chiudono senza darci nessun aiuto. Noi siamo sotto del 95%". È uno sfogo amaro quello di Stefano Cambi, proprietario dell’omonimo Antico Ristoro dove le bistecche uscivano dalla brace in processione perpetua.

Fotografia di via dei Servi: due volontari della Croce Rossa si cambiano in strada. Via la tuta bianca, si parte verso un’altra casa per un altro tampone. Panorami, gesti e liturgie che mutano al tempo del Covid sullo sfondo della più rinascimentale delle piazze fiorentine: Santissima Annunziata.

Poco prima i camerieri si erano avvicinati ai clienti ai tavoli, invitandoli ad alzarsi. Qualcuno si allontana contrariato, addirittura all’oscuro del provvedimento: per chi non vuol sentire non servono neppure i tappi per le orecchie. Mariella Lieti si finisce la voce. Lei fa la cameriera e teme di perdere il posto per sempre, ora è in cassa integrazione. C’è un clima elettrico tra fazioni contrapposte: chi ha paura del virus e chi non ci crede, senza scomodare Guelfi e Ghibellini che qui e ora è un’altra roba.

Il silenzio surreale, rotto dal battere ritmico di passi sulle pietre, riporta indietro di sei mesi. Un film già visto durante il lockdown. C’è un’eco sinistra, rimbalza su monumenti e chiese che qui, lo sa il mondo, sono un concentrato di bellezza che sempre vivrà. 

Le vie oscure e una speranza: finirà. Poi le luci si accendono. C’è vita. L’uomo col megafono ripete di mantenere le distanze. C’è un flash mob in piazza della Repubblica, dove stanno di casa i caffè storici: Gilli, fondato nel 1733, deciderà nei prossimi giorni se continuare a tenere su le saracinesche. Non è facile per Marco Valenza, proprietario anche del Caffè Paszkowski, due passi più in là. Ci sono più spese che incassi. "Nelle ultime settimane abbiamo registrato perdite del 73%", dice. Per questo un centinaio di commercianti protesta.

La verità è che nel centro storico di Firenze non c’è quasi nessuno. Qualcuno sfila rapido verso casa. Ma le uniche voci che si fanno sentire sono quelle contrarie al provvedimento: "Non si può togliere la cena ai ristoranti, è la parte più importante degli incassi", dice Marco Benvenuti dell’Osteria Cipolla Rossa in San Lorenzo. Era prevista pioggia a lavare questa giornata e la dolente passeggiata nel deserto fiorentino. La pioggia è arrivata. Ma non può piovere per sempre.