Firenze, 4 aprile 2021 - Il sangue ovunque e non in posti qualunque. Quel video, agli atti dell’indagine sulla morte di David Solazzo, e ora visibile anche sul sito de La Nazione, sembra voler indicare una strada agli inquirenti. Una strada che porta lontano dall’"incidente domestico" che ha portato alla morte del cooperante fiorentino, avvenuta il primo maggio del 2019 sull’isola di Fogo, Capo Verde.

Nonostante alcune evidenze che cozzano con l’ipotesi degli inquirenti capoverdiano: e cioè che Solazzo sia incappato in un incidente domestico, che si sia ferito mentre rompeva una finestra per entrare in casa essendosi dimenticato delle chiavi. Ricostruzione a cui non crede la famiglia, rappresentata dall’avvocato Giovanni Conticelli. Ricostruzione che cozza con alcune evidenze. Una in particolare: le chiavi, sono state rinvenute infilate nella toppa. E la capoprogetto, la ragazza che ha girato il filmato sullo ’stato dei luoghi’, ha riferito che come sempre, David aveva le chiavi appese ai pantaloni con un moschettone. Poi le ferite sono al braccio destro. E lui, secondo logica, per tentare quella manovra che ipotizzano gli investigatori, avrebbe usato il sinistro.

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"David è uscito dal gruppo". Il cellulare, il computer, la macchina fotografica del cooperante fiorentino sono ancora in possesso della magistratura capoverdiana. Ma nel settembre del 2019, è successo un qualcosa di clamoroso. Agli amici e alla famiglia, è comparso un avviso: ’David è uscito dal gruppo’, riferito alle chat in cui era presente. Questo può significare soltanto una cosa: che il suo account whatsapp è stato cancellato. E questo significherebbe che non sarebbe più visibile alcuna sua conversazione. Ma chi ha fatto una cosa del genere, visto che lo smartphone è in mano all’autorità giudiziaria? Purtroppo, l’operato della magistratura locale è fitto di comportamenti anomali. Dopo pochi giorni dalla morte di David, la casa è stata sequestrata. La capoprogetto venne chiamata per andare a ritirare alcuni effetti personale di Solazzo, ma quando ci tornò, su suggerimento dei legali della famiglia, trovò la procuratrice in persona a sbarrarle la strada.

Anche la procura di Roma ha aperto un fascicolo. Al ritorno della salma, ha fatto l’autopsia al corpo, evidenziando le ferite da taglio ’atipico’ al braccio (il destro) del 31enne, ma ancora oggi attende che da Capo Verde arrivino altri atti, al momento coperti dal segreto investigativo. Due anni di pesantissimo silenzio.