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2 gen 2021

Crusca, una parola di Dante al giorno

Con “trasumanar“ è partita ieri l’iniziativa dell’Accademia per i 700 anni della morte del Sommo Poeta

2 gen 2021
olga mugnaini
Cronaca
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L'Accademia della Crusca
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L'Accademia della Crusca

La prima parola è trasumanar, che troviamo nel Paradiso (I, 70). E’ cominciata ieri la lunga avventura dantesta in compagnai dell’Accademia della Crusca, che tra le tante iniziative propone ogni mattina un vocabolo tratto dalla Divina Commedia. L’appuntamento si chiama infatti #ParolaDiDanteFrescaDiGiornata, rilanciata attraverso i canali social dell’Accademia (Facebook, Twitter, Instagram)., visibile nel sito della Crusca e nel portale 700dantefirenze.it “Trasumanar significar per verba non si poria; però l’essemplo basti a cui esperienza grazia serba”. Questa la terzina, che gli accademici della Crusca accompagnano con un breve commento, pensato per raggiungere il pubblico più ampio: "Neologismo dantesco per indicare un’esperienza che va oltre l’umano. Dante lo usa per indicare l’avvicinamento a Dio, ma il termine può essere esteso ad ogni condizione che vada al di là dell’esprimibile, dove le parole non bastano più". Giorno dopo giorno, fino al 31 dicembre saranno riproposte locuzioni, motti, latinismi, neologismi creati da Dante, che in gran parte fanno ancora parte del nostro patrimonio linguistico. Espressioni divenute proverbiali come lo bello stilo (Inferno, I, 87), lo stile poetico di cui Dante è fiero, e che ha imparato dai grandi modelli classici, Virgilio per primo. Color che son sospesi (Inferno, II, 52), passato nell’italiano come forma proverbiale per indicare uno stato di incertezza e di attesa. Il ben dell’intelletto (Inferno, III, 18), oggi l’espressione usata per indicare la pienezza della razionalità umana. Bella persona (Inferno, V, 101), espressione che usa Francesca da Rimini per riferirsi al proprio corpo, oggi invece riferita a doti morali come generosità e lealtà. Molti sono anche i neologismi creati da Dante, ma anche parole espressive e tuttora dense di significato come tetragono (Paradiso, XVII, 24), capace di resistere agli urti della sfortuna. Per ulteriori approfondimenti sul ricco vocabolario dantesco, la Crusca rimanda inoltre a un altro suo progetto già da tempo ...

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