LUCA SCARLINI
Cronaca

Consuntivo cardarelliano. Se il poeta si immerge nell’oscurità della notte e fa nascere una luce nuova

Il poeta il 9 agosto 1963 scrisse per "La Nazione" un saggio su Vincenzo Cardarelli. La produzione del maestro laziale nasce nel momento in cui l’incanto si trasforma nell’indugio.

Consuntivo cardarelliano. Se il poeta si immerge nell’oscurità della notte e fa nascere una luce nuova

Consuntivo cardarelliano. Se il poeta si immerge nell’oscurità della notte e fa nascere una luce nuova

L’edizione delle Opere complete di Vincenzo Cardarelli tra i classici contemporanei (Milano, Mondadori, 1962), a cura di Giuseppe Raimondi, dono eccezionale fatto al lettore italiano, ci concede di tornare su uno dei massimi scrittori del Novecento con mente calma, in vista di un consuntivo da trarre mentre ancora sussistono equivoci su quest’opera. Rinfocolati anche dalle mille fondamentali pagine che abbiamo sott’occhio e che riescono tuttora a inchiodare alla loro pochezza i duri d’udito e di cuore: e ce ne sono, ce ne sono più che non si creda, in giro. La poesia di Cardarelli, tanto la poesia in versi quanto la poesia in prosa per le quali contrariamente a De Robertis che è per la prosa ciò che Contini è per la poesia, non farei graduazioni prioritarie, nasce nel momento in cui l’incanto che la promuove si trasforma nell’indugio che l’accoglie: nel momento cioè che l’uomo può impadronirsi, per considerarlo, di quanto non gli appartiene e lo emoziona, via via che questo campo della mancata conoscenza oggettiva "tale è l’incanto che sottostà all’emozione poetica cardarelliana, di sprigionarsi da un’occulta impossibilità sino ad essere soggettivamente misurato e scandito. Che significa: detto con l’antica fiducia risolutrice nella parola che era degli aruspici i quali sapevano che gli inconoscibili segni celesti avrebbero impresso di sé la parola, suprema scansione di un tempo occulto ed ostile, ma reso umano da una tale scansione, che mentre conserva alla parola tutta la sua carica nascosta, pare anche esorcizzarla, renderla alla sua profondità semantica: cosarla, come dicono i toscani, che meno sanno parlare e più sanno dire. L’uomo noni può sondarla, ma si avvertirne l’insondabilità: accostarla all’orecchio come il bambino sente il mare nella conchiglia. La parola è un resto di questa unità geologica dissociata: ne fa ancora parte, in realtà, per le occulte radici poste in luce, frementi, nello strappo doloroso, d’un’antica linfa. E allora potremmo stabilire preliminarmente in che cosa consiste la tante volte asserita qualità letteraria di Cardarelli, che a taluno sembra predominare a scapito di una quantità più direttamente umana: è in verità niente f altro che questo trasformarsi, r punto per punto, in stile che tenga a bada qualcosa, in una scherma fatta di un giuoco di punta e di affondo di quel troppo umano che ne è la continua, ineliminabile premessa. Il valore della poesia di Cardarelli è in questo, imboccare la via lunga e stoica dello stile, è di uno stile riflessivo: punto focale di una passione inconoscibile e che accetta, stanti le sue premesse, di essere solo usala, rivoltata tra le mani e nella mente come un oggetto strano e irripetibile. L’abitudine di Cardarelli è appunto abitudine a questa irripetibilità, convivenza con questa riconosciuta inconoscibilità. Dunque è un’assuefazione, si potrebbe arguire, di tipo leopardiano: ma in Leopardi, in più, c’era una continua rivolta, una segreta rivolta. A quest’assuefazione, che insieme l’accerta e l’accusa; in Cardarelli l’assuefazione non porta all’oggetto poetico, bensì nasce dallo stesso oggetto poetico, una volta accertatane la preliminare inconoscibilità. L’assuefazione chiude, e conclude, la mancata accettazione iniziale della vita, è il polo dialettico positivo dell’altro, e come, s’è detto preliminare, polo negativo. Cosi Cardarelli s’è abituato a convivere con questo coinquilino segreto, con questo secret sharer", come direbbe Conrad, che è lo stesso stabilirsi dell’inconoscibilità nell’animo dell’uomo, il quale può navigare a lungo. A lungo intrattenersi, persino scherzare con questo ospite pericoloso salito bordo clandestinamente. Il "viaggiatore insocievole", se è Cardarelli stesso, lo è anche questo segreto compartecipe impegnato a mantenere intatta l’integrità del mistero dell’esistenza. Lo stile di Cardarelli, uno stile grammaticato, cioè portato a una sorta di fissazione di regole, questa grammatica "per forza di ispirazione" che si risolve in una grammatica dell’ispirazione, avvera tutto ciò: è questo avvicinarsi, nella scansione che è un non dire, una constatazione dell’impossibilità di dire e un ridiscenderne dentro un canto che s’allontana con una grazia dolorosa e felice.

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