di Stefano Brogioni FIRENZE Sulla "cattedropoli" di Careggi, il giudice Antonio Pezzuti si mette i guanti del chirurgo, seziona le richieste della procura e al termine di un’operazione durata diversi mesi, cuce un provvedimento che tiene conto anche dell’emergenza e che comunque non si appiattisce sulla linea della procura. Le misure interdittive richieste, per varie ipotesi di corruzione, dai pm Luca Tescaroli e Antonino Nastasi (dopo il ritiro di una posizione) erano sette. Ne arrivano due: la più pesante, che sposa in pieno l’impostazione della procura guidata da Giuseppe Creazzo, tocca all’urologo Marco Carini, sospeso per un anno da incarichi di ateneo e concorsuali. Cinque mesi, invece dei 12 richiesti, per il rettore dell’università di Firenze, Luigi Dei. Il...

di Stefano Brogioni

FIRENZE

Sulla "cattedropoli" di Careggi, il giudice Antonio Pezzuti si mette i guanti del chirurgo, seziona le richieste della procura e al termine di un’operazione durata diversi mesi, cuce un provvedimento che tiene conto anche dell’emergenza e che comunque non si appiattisce sulla linea della procura. Le misure interdittive richieste, per varie ipotesi di corruzione, dai pm Luca Tescaroli e Antonino Nastasi (dopo il ritiro di una posizione) erano sette. Ne arrivano due: la più pesante, che sposa in pieno l’impostazione della procura guidata da Giuseppe Creazzo, tocca all’urologo Marco Carini, sospeso per un anno da incarichi di ateneo e concorsuali. Cinque mesi, invece dei 12 richiesti, per il rettore dell’università di Firenze, Luigi Dei. Il suo mandato, che sarebbe terminato a novembre, s’interrompe dunque qui.

Lo ha annunciato lui stesso, ieri, all’arrivo della notifica, puntualizzando anche che la misura sarà impugnata davanti ai giudici del Riesame dal suo legale, Sigfrido Fenyes. "Ribadisco la mia serena accettazione di questo primo passaggio, nonché la massima e totale fiducia nella magistratura per l’accertamento rapido della verità". Le funzioni del rettore saranno assolte a decorrere dalla data odierna dal pro-rettore vicario Andrea Arnone.

Ma forse, la parte che più ha fatto pensare il giudice, riguarda la posizione del direttore generale dell’azienda ospedaliera universitaria di Careggi, Rocco Damone. Nessuna misura a suo carico, nonostante il riconoscimento dei gravi indizi di colpevolezza. "Sussiste l’esigenza cautelare qualora possano essere ripetute le condotte criminose - spiega il suo legale, l’avvocato Francesco Maresca -. In questo caso il gip ha ritenuto che non ci fosse attualità: si parla di fatti datati e non attuali". E nell’attualità, c’è anche una macchina sanitaria da mandare avanti, con i covid.

La posizione di Damone s’intreccia, su un punto, con quella del rettore Dei: riguarda il cosiddetto "caso Peris", un presunto scambio tra Ateneo e Azienda ospedaliera per soddisfare logiche interne e mandare avanti dei prescelti, che però non andrà in porto. Un ’progetto’ che Damone ereditò dal suo predecessore, Monica Calamai. Probabile che questo episodio, sulla bilancia del giudice, abbia pesato più per Dei che per Damone, a giudicare dall’esito dell’ordinanza depositata ieri. Poco, o affatto, deve aver influito l’incarico (’Delegato del rettore all’orientamento e servizi agli studenti’) conferito dal rettore alla prof Sandra Furlanetto, che, secondo l’accusa, sarebbe stata così "tacitata" dal pericolo di impugnare l’esito di un concorso che l’aveva vista sconfitta: per questo episodio, come ipotizza il legale di Furlanetto, Mario Taddeucci Sassolini, non sussistono i "gravi indizi". Stessa condizione che ha portato al rigetto delle richieste di misura interdittiva per Niccolò Marchionni ("Soddisfazione umana e professionale nella convinzione che si tratta solo di un primo importante passo verso la dimostrazione della insussistenza di ogni profilo di responsabilità del prof. Marchionni", ha commentato il suo avvocato, Federico Bagattini), l’urologo del politecnico delle Marche di Ancona, Benedetto Galosi, il collega del San Raffaele di Milano, Francesco Montorsi. Per i magistrati dell’accusa, quest’ultimi, interfacciandosi con Carini, si sarebbe scambiati favori per la definizione di alcuni bandi, anche fuori da Firenze.

L’inchiesta ne esce ridimensionata? Di certo, non rafforzata (ma anche i pm potrebbero ricorrere contro i rigetti), però c’è da considerare che le misure richieste non riguardavano l’intero "sistema" - in cui viene contestata anche l’associazione per delinquere finalizzata all’alterazione dell’esito di un numero indeterminato di concorsi -, ma uno spaccato di un’inchiesta complessa e liquida, dai contorni non ancora perfettamente definiti e sempre in via di definizione.