Il direttore generale dell'Azienda ospedaliero universitaria, Rocco Damone
Il direttore generale dell'Azienda ospedaliero universitaria, Rocco Damone

Firenze, 19 gennaio 2020 - Una giovane studentessa di fisioterapia di Montale è andata a prenotare una dose di vaccino alla medicina del lavoro dell’ospedale di Careggi e le operatrici di turno, anziché limitarsi a fissarle l’appuntamento, l’avrebbero sottoposta ad un mini-test di informazione politica, chiedendole il nome del presidente del consiglio e del presidente della Repubblica, schernendola per le sue piccole esitazioni e spingendo la loro curiosità fuori luogo a chiederle quale scuola superiore avesse frequentato non senza scambiarsi commenti sarcastici sul fatto che la giovane avesse diritto al voto da soli quattro anni.
La studentessa, confusa e sentendosi "a disagio e avvilita" dall’atteggiamento delle operatrici, è uscita dall’ufficio senza la prenotazione e ha presentato un reclamo scritto all’Urp dell’azienda ospedaliera di Careggi.

«In un primo momento – dice – quando mi hanno domandato il nome del presidente del consiglio e poi del presidente della repubblica ho pensato a qualcosa di scherzoso, poi però alla mia risposta che, sebben corretta, non è stata sufficientemente rapida, si è generato un atteggiamento di ostilità immotivata nei miei confronti. Mi sono difesa – aggiunge la studentessa - definendomi una persona poco interessata alle questioni politiche e una delle operatrici mi ha chiesto quale scuola avessi e fatto. Avendo risposto il liceo scientifico, questo è stato motivo di ulteriore derisione da parte delle operatrici. Non vedo perché si siano permesse di chiedermi quelle cose, io non mi permetto di chiedere loro la formula del fosfato di calcio". A quel punto alla ragazza sono state prospettate alcune possibili date per la prenotazione ma lei, già molto confusa, ha esitato a rispondere e ha avvertito un ulteriore commento provenire da dietro il banco: "Questa non ha capito neanche cosa le ho detto". A questo punto la ragazza si è allontanata dal banco ed è tornata in sala di attesa dove è stata raggiunta da una delle operatrici che le ha chiesto spiegazioni. "Le ho detto – racconta la donna – che era palese che entrambe si stessero approfittando della mia posizione inferiore di cliente per umiliarmi ingiustamente. Allora l’operatrice mi ha fatto notare che non le stavo dando del lei e avendo io replicato che non avevo intenzione di darle del lei date le circostanze ha aggiunto: allora la prenotazione la fai da un’altra parte".

La giovane studentessa ha deciso allora di fare un reclamo ufficiale firmandolo con nome e cognome e citando luoghi e date precise. "Mi è sembrato giusto fare qualcosa – spiega – perché mi sono sentita umiliata come studentessa e come persona. Una cosa del genere poteva succedere a chiunque dei miei compagni. Chi svolge un servizio pubblico non si può permettere di giudicare una persona. Loro non sanno chi hanno di fronte, potrebbe essere anche una persona fragile. Se capita a qualcuno più debole degli altri non credo abbia la forza di reagire".

IL CASO - Sulla questione Careggi apre un’indagine interna. «E’ veramente grave quanto denunciato dalla ragazza», dice il direttore generale dell’azienda ospedaliero universitaria, Rocco Damone. Intanto è stato attivato il professor Giulio Arcangeli, direttore della Medicina del lavoro, mentre dell’inchiesta interna sono incaricati il direttore sanitario Lucia Turco e il direttore del dipartimento delle Professioni Sanitarie, Angela Brandi, per ricostruire i fatti, convocando anche la studentessa se darà la sua disponibilità. Nel caso in cui si dovesse trovare riscontro a quanto affermato dalla ragazza, sarà attivata la Commissione disciplina per i provvedimenti del caso.

«La lettura di questa lettera mi causa un moto di rabbia, sconcerto e di profondo dispiacere per quanto ha dovuto sopportare questa giovane studentessa per eseguire una vaccinazione di profilassi per Epatite B, tra l’altro richiesta da parte della stessa azienda Careggi - spiega il direttore generale Rocco Damone -. Il comportamento, contrario a ogni dovere professionale e deontologico della dipendente infermiere, se sarà verificato, non può trovare alcuna giustificazione». «Esprimo le mie scuse alla studentessa: avvieremo immediatamente una indagine approfondita attraverso l’organismo di Controllo interno, su quanto riferito, affinché simili episodi non abbiano più a verificarsi».

Giacomo Bini - Ilaria Ulivelli

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