Un’aula universitaria (Foto di repertorio Bove)
Un’aula universitaria (Foto di repertorio Bove)

Firenze, 6 marzo 2019 - La procura ha aperto un nuovo fascicolo. Un’inchiesta che coinvolge un grande numero di prof, che nasce dalle intercettazioni sulla cattedropoli' in corso, per cui nelle prossime ore è attesa la decisione del gip Anna Liguori riguardo alla misura cautelare dell’interdizione dal ruolo universitario dei 12 professori indagati per aver influenzato – secondo la tesi dei magistrati – le politiche dell’Ateneo sui concorsi da bandire e per avere influito sull’esito, elargendo cattedre ai predestinati.

La nuova inchiesta invece si focalizza sulle presenze effettive a lezione con gli studenti, dei professori del dipartimento di Chirurgia e medicina traslazionale che, nell’ottobre scorso, si è autosoppresso con una votazione a maggioranza dei due terzi, ma che sino a giugno contava circa 60 docenti. Recentemente gli uomini delle Fiamme gialle hanno prelevato dagli uffici dell’Università tutti i registri di presenza dei prof. In base alle informazioni acquisite si potrebbe profilare il reato di truffa aggravata di molti dei prof afferenti a quel dipartimento.

Che – secondo quanto appreso dalle intercettazioni – in base alle autocertificazioni presentate, non presterebbero tutte le ore di lezione cui sono obbligati secondo il piano di didattica disciplinato dall’Ateneo: un impegno contrattuale che ogni anno prevede per i professori a tempo pieno l’effettuazione di non meno di 350 ore, di cui un minimo compreso tra 96 e 120 ore di attività didattica frontale, ovvero lezioni, esercitazioni, seminari, insegnamento in specifici corsi di studio, scuole di specializzazione e dottorati di ricerca; per i professori a tempo determinato il minimo annuo è fissato in 250 ore (di cui fra 60 e 74 di lezioni frontali). L’effettivo svolgimento dell’attività didattica rappresenta uno dei criteri di valutazione del docente: nel caso che questa sia negativa influenza infatti la selezione, la progressione di carriera e anche lo stipendio del personale accademico, oltre a comportare l’esclusione dei prof dalle commissioni di abilitazione, dagli organi di valutazione dei progetti di ricerca.

«Più volte Anac ha provato con tutti gli enti interessati a buttare giù linee guida per evitare i conflitto di interesse nei concorsi». Sull’inchiesta di ‘cattedropoli’ interviene anche Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione: «Bisogna trovare il modo di evitare che venga mortificata la capacità dei professori e il meccanismo di cooptazione: ovviamente ci sono i fatti patologici, come nel caso del concorso per i professori universitari di diritto tributario – spiega Cantone – Ma c’è un dato da non sottovalutare, che non fa bene alla nostra università: la tendenza di chi perde a sentirsi vittima di macchinazioni rimettendo in discussione ogni concorso».

 

 

dall'inchiesta 'cattedropoli' sull'area medica dell'università di Firenze, a Careggi.