REDAZIONE FIRENZE

Calenzano, l’ultimo dolore. Vittime identificate col Dna

E’ servito il test genetico a dare un nome ai morti nell’esplosione del deposito. Ieri la città si è fermata per un minuto di silenzio come omaggio ai caduti.

Il sopralluogo dei vigili del fuoco nel deposito di Calenzano devastato dall’esplosione

Il sopralluogo dei vigili del fuoco nel deposito di Calenzano devastato dall’esplosione

di Stefano Brogioni

FIRENZE

E’ servito il dna, comparato con quello dei familiari, per dar loro un nome. O, peggio ancora, una vecchia radiografia dell’odontoiatra, per paragonare le arcate dentali e mettere quei resti nella bara giusta.

Al dolore per cinque morti, caduti ancora una volta sul lavoro, si aggiunge lo strazio per i corpi devastati, estratti in alcuni casi dopo oltre 24 ore da un cimitero di cenere e lamiere in cui si è trasformato, alle 10.20 di lunedì scorso, il deposito Eni di Calenzano, l’ingrosso del carburante teatro dell’esplosione costata la vita degli autisti pratesi Vincenzo Martinelli, 51 anni, e Carmelo Corso, 57, e Davide Baronti, 49enne di Bientina. Con loro sono morti anche gli operai della Sergen di Grumento Nova, provincia di Potenza, Franco Cirelli, 50 anni e Gerardo Pepe, 45.

Sabato si sono concluse le operazioni di riconoscimento affidate ai due guru della materia, il professor Ugo Ricci, genetista che ha cercato, tra tanti, anche il dna del mostro di Firenze, e la professoressa Vilma Pinchi, direttrice del master di odontologia forense. Alcuni giorni prima, avevano concluso la prima parte del loro i medici legali Martina Focardi, Beatrice De Fraia e Rossella Grifoni: in seguito saranno depositate le loro relazioni alla procura ma intanto, le salme sono state liberate per essere restituite alle famiglie in vista delle esequie.

Ma la parte genetica e medico legale è un’articolazione, non secondaria, dell’indagine coordinata dal procuratore capo di Prato Luca Tescaroli che, con il sostituto Massimo Petrocchi, ha aperto un fascicolo che va dall’omicidio colposo plurimo al crollo doloso di costruzioni e rimozione dolosa delle cautele contro gli infortuni sul lavoro. Le condizioni dei corpi infatti "parlano" e saranno fondamentali per la ricostruzione dell’esplosione e la ricerca dell’innesco. Oggi, la procura con il suo pool di superconsulenti ha fissato un nuovo sopralluogo al sito di via Erbosa. Un accesso che fa seguito alle attività di acquisizione di documenti e sequestri di dispositivi avvenuti anche presso la sedi dell’Eni e della Sergen, una delle ditte a cui erano stati affidati lavori di manutenzione alle linee di distribuzione del deposito.

Ieri, intanto, Calenzano ha dedicato un minuto di silenzio alle cinque vittime del disastro. Lo ha fatto nel centro della cittadina posta nel cuore di un importante distretto industriale tra Firenze e Prato, in un clima che, per sessanta secondi, è stato un po’ meno natalizio. L’amministrazione comunale ha avviato anche una raccolta fondi da destinare alle famiglie dei caduti.