Davide Astori, il capitano viola trovato morto a Udine il 4 marzo 2018 prima che si giocasse la partita fra Udinese e Fiorentina Sono due le inchieste per il decesso del calciatore

Firenze, 7 luglio 2019 - E’ spuntato un documento, «fidefacente», cioè insindacabile, fino a querela per falso, e firmato da un pubblico ufficiale, un medico, che dice che il 10 luglio del 2017, il giorno della visita per l’idoneità all’attività agonistica, il capitano della Fiorentina Davide Astori venne sottoposto allo «strain», un esame che approfondisce certi comportamenti del cuore.

Ma secondo la procura, Astori nella sua ultima visita non è mai stato sottoposto a questo accertamento: quel certificato, sostiene il pubblico ministero Antonino Nastasi, è falso, e per questo, l’ex direttore della medicina sportiva di Careggi, Giorgio Galanti, è stato nuovamente iscritto sul registro degli indagati.

Assieme a lui, ritenuto il «concorrente morale» di questo reato (il 476 del codice penale: falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici) perché quando sarebbe stato «fabbricato» l’atto, il prof era già in pensione, è indagata una sua ex collaboratrice. Ovvero l’«esecutrice materiale», colei che «formava un certificato apparentemente redatto in data 10 luglio 2017, col quale attestava di aver sottoposto ad esame strain Davide Astori e di aver valutato i risultati di detto esame». La circostanza che tale atto sia «fidefacente fino a querela di falso» comporta un aggravamento della pena massima prevista fino a dieci anni. La collaboratrice di Galanti, assistita dagli avvocati Antonio Olmi e Chiara Bandini, ha ricevuto un invito a comparire per un interrogatorio la prossima settimana.

Le inchieste su Astori dunque raddoppiano. E l’aria si fa un po’ inquinata. Perché, se le accuse della procura trovassero conferma, all’imperizia, alla negligenza e alle violazioni dei protocolli contestati nel fascicolo principale (quello per omicidio colposo), si aggiunge un tentativo maldestro di far sembrare una visita più accurata. Perché, a due anni di distanza, ci sarebbe bisogno di «costruire» un certificato di un esame a cui il numero 13 della Fiorentina, quel giorno, non sarebbe stato sottoposto? La procura colloca la falsificazione «in data anteriore o prossima al 10 aprile 2019».

Probabilmente, quel giorno, il certificato strain, dopo tante perquisizioni in cui non era mai venuto fuori, è arrivato in procura. Il falso contestato, s’intreccia inevitabilmente con il procedimento principale, o appena giunto all’avviso di conclusione delle indagini, che vede il professor Galanti accusato di omicidio colposo assieme al collega di Cagliari, Francesco Stagno.

All’esito della conclusione delle indagini, entrambi gli indagati si sono mossi per cercare di far cambiare idea alla procura, orientata verso la richiesta di rinvio a giudizio. «Contro» Galanti e Stagno, c’è la perizia del professor Domenico Corrado, luminare dell’università di Padova. Secondo le sue conclusioni, sia nella visita per l’idoneità effettuata a Cagliari l’11 luglio 2014, sia nelle due sostenute a Firenze il 7 luglio 2016 e il 10 luglio dell’anno successivo, il cuore di Astori manifestò dei campanelli d’allarme che avrebbero dovuto suggerire «ulteriori e più approfonditi accertamenti diagnostici»: prima l’holter e poi anche la risonanza magnetica cardiaca. Tutto questo, secondo il consulente del pm Nastasi, avrebbe permesso di far venire allo scoperto quella cardiomiopatia aritmogena che silenziosamente stava facendo capolino e che all’improvviso, la notte prima di Udinese-Fiorentina, 4 marzo 2018, privò la Fiorentina del suo capitano e la piccola Vittoria del suo papà.