Blacher direttore e solista dell’Ort. Dedicato a Beethoven e Mendelssohn

Il violinista e direttore Kolja Blacher si esibirà con l'Orchestra della Toscana a Firenze, suonando Beethoven e Mendelssohn. Blacher, ex primo violino della Filarmonica di Berlino, è un apprezzato solista-direttore. L'Orchestra lavorerà sul Concerto op.61 di Beethoven e sulla Sinfonia Scozzese di Mendelssohn. Entrambe le opere sono pilastri del repertorio violinistico e saranno eseguite giovedì sera al Verdi di Firenze.

Il violinista e direttore tedesco Kolja Blacher tornerà a esibirsi con l’Orchestra della Toscana giovedì sera alle 21 al Verdi di Firenze, con musiche di Beethoven e Mendelssohn. Kolja Blacher è un musicista di poche parole. Si esprime imbracciando il suo Guarneri del Gesù del 1730. E lavorando sodo con l’orchestra quando è chiamato anche a fare il direttore. All’ORT torna proprio in questa doppia veste, che negli ultimi tempi – ora che ha compiuto i sessant’anni - è quella che più gli piace indossare.

Figlio del rinomato compositore Boris Blacher, allievo alla Juilliard School di New York di Dorothy DeLay (che ha insegnato a tanti grandi violinisti, compreso Itzhak Perlman), Kolja è stato primo violino della Filarmonica di Berlino negli anni Novanta, l’epoca di Claudio Abbado. Oggi la sua attività di solista-direttore lo porta a collaborare di frequente con le orchestre di Melbourne, Taiwan, Stoccarda, Gerusalemme e con quella della Komische Oper di Berlino.

Insieme all’ORT lavora su un pilastro del repertorio violinistico, il Concerto op.61 di Beethoven.

Partitura datata 1806 che, sul momento, il pubblico non apprezzò. A farla entrare in circolazione, diversi anni dopo la morte dell’autore, attorno alla metà del secolo, fu l’interpretazione offerta dal grande violinista Joseph Joachim con la direzione di Felix Mendelssohn e poi con quella di Robert Schumann.

Proprio a Mendelssohn appartiene l’altro lavoro in programma, la Sinfonia Scozzese. terminata nel 1842 dopo oltre un decennio di gestazione. Partitura a suo modo sperimentale, che salda i quattro movimenti in un unico arco poetico. A ispirarla fu il brumoso paesaggio scozzese, in particolare le rovine della cappella dove Maria Stuarda era stata incoronata sovrana di Scozia: un luogo ‘romantico’ che colpì profondamente l’animo del giovane Mendelssohn, di casa in Gran Bretagna e spesso anche ospite della regina Vittoria.

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