Carlo Alberto Garzonio ha subito ben 11 furti di bicicletta
Carlo Alberto Garzonio ha subito ben 11 furti di bicicletta

Firenze, 16 aprile 2017 - Sono circa 20mila i furti di biciclette a Firenze. Quasi 60 ogni giorno per un mercato che in Italia vale 100milioni di euro. Una stima ricavata dalle associazioni di ciclisti che tiene conto delle denunce e delle segnalazioni, visto che solo uno su tre in media si rivolge alle forze dell’ordine per questo tipo di caso.

 Secondo le stime delle associazioni, il 30% dei furti sono fatti da gruppi organizzati, un altro 30% da tossicodipendenti che alimentano i mercati neri di San Lorenzo, piazza Beccaria e Sant’Ambrogio. E poi ci sono i ladri, quelli veri, che puntano solo ai pedali di alto valore. Un business che non conosce crisi. «L’identikit dei malviventi varia a seconda delle zone – spiega Luca Polverini, presidente Fiab Firenze, la Federazione italiana amici della bicicletta –. Nei mercati del centro storico abbondano i ladri occasionali, quelli che rivogano la gazzella a due lire. In altre, più residenziali, ci sono i professionisti, quelli che puntano ad avere quel modello di due ruote perché magari devono rivendere un pezzo altrimenti introvabile». 

Recuperare la bicicletta dopo averne subito il furto non è semplice, vero. Ma denunciare è indispensabile – ricorda la Fiab – altrimenti «agli atti il fenomeno viene registrato come meno consistente e grave di quanto realmente sia». «Il numero dei fiorentini che decide di rivolgersi alle forze dell’ordine è in crescita grazie all’attività di sensibilizzazione – prosegue Polverini – ma la nostra campagna si rivolge anche a tutte quelle persone che per risparmiare alimentano il mercato dell’illegalità. Se qualcuno tenta di venderci una bicicletta a pochi spiccioli non si può fare a meno di chiedersi cosa c’è dietro».

IL CASO: "MI HANNO RUBATO 11 BICI IN 4 ANNI" - LE RUBANO di giorno e di notte, dai garage e nei cortili condominiali, in strada e proprio sotto gli occhi approfittando di quell’unico attimo di distrazione. Ogni fiorentino avrebbe almeno una storia di bici rubata da raccontare. Ma c’è chi batte ogni primato. Carlo Alberto Garzonio ne ha ben undici da decantare. Proprio così, undici bici rubate nell’arco di meno di quattro anni, quindi tre ogni anno. 

«Dopo l’ultima volta – racconta Garzonio, direttore del Dipartimento di Scienze della Terra – sono costretto ad andare a lavoro o a piedi o in auto. Le ho tentate tutte ma contro i ladri di biciclette c’è poco da fare». Lucchetti, catene di ultima generazione, ogni tentativo di non farsi portare via la due ruote è stato inutile. «In alcuni casi – prosegue – ho speso più soldi di anti furto che di bici. L’ultima ce l’avevo allucchettata con una tripla sicura, me l’hanno portata via uguale». E’ successo in alcuni casi di giorno, in altri di notte. Ovunque. Fuori dal teatro, sotto casa, nel cortile dell’Università dove lavora. Ogni due ruote avrebbe un epilogo tutto suo. «Per esempio – prosegue Garzonio – l’ultimo furto è avvenuto sotto casa, all’angolo tra via del Mezzetta e via Ferrucci. Non sono bastate due catene e due lucchetti, da cinquanta euro l’uno, a sventare l’organizzazione criminale». I ladri pur di non tornare a casa con le mani vuote hanno tagliato e asportato l’archetto della rastrelliera con un ulteriore danno al Comune di Firenze.

Una bici nata sotto una cattiva stella: prima dell’ultimo colpo, infatti, era già stata vittima di atti vandalici. Una volta i malviventi avevano portato via la ruota posteriore, un’altra quella anteriore, poi il sellino e anche il campanello. «Sono rimasto colpito dall’accanimento di queste persone – sottolinea il professore –. Per non parlare di quelli che mi hanno rubato la bici nel cortile dell’Università o fuori dal Teatro della Pergola. E’ successo in pieno giorno, ho visto un furgone con due persone che scappavano». Carlo Alberto ne avrebbe tanti di episodi da raccontare. Così tanti che ha deciso di mettere la parola fine all’ultimo capitolo. «Non mi muovo più sui pedali – apre le spalle –, se non dentro il centro. Ne ho una fissa nel cortile del dipartimento, la uso raramente. E in ogni caso, non la perdo mai di vista».