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5 mag 2022

Bianca Cappello e una storia da romanzo

biancastella
Cronaca

Biancastella

Antonino

Non fu facile la vita della nobildonna Bianca Cappello, nata a Venezia nel 1548 ma trapiantata giovanissima a Firenze, dopo un "frettoloso" matrimonio col fiorentino Pietro Bonaventuri. Era molto bella, di indole romantica e passionale e poco incline a seguire la morale imposta alle donne del tardo ‘500. Il suo fascino infiammò al primo incontro il cuore del Granduca Francesco I, che la corteggiò ricoprendola di preziosi doni e, quando cedette, ricompensò il marito accondiscendente con un impiego pubblico. Questo amore proibito provocò l’ostilità dei fiorentini, tale da ritenere Bianca "una strega"le cui arti magiche erano riuscite a circuire il Granduca che, pur di tenerla vicina, le aveva donato un palazzo in via Maggio, ad un passo da palazzo Pitti. Ma altri gravi fatti e intrighi la resero ancora più invisa: una falsa maternità, l’uccisione del marito, pugnalato da mani ignote, la morte accidentale della granduchessa Giovanna, che avrebbe consentito le sue nozze con Francesco; queste infatti si celebrarono, prima in segreto, per il lutto, poi in pubblico con grande solennità. Bianca poté così fregiarsi del titolo di Granduchessa, che gestì con grande discrezione per non accrescere la sua impopolarità, alimentata soprattutto dal cognato Ferdinando de ‘Medici, spesso suo ospite nella villa di Poggio a Caiano. Fu proprio qui che dopo la cena, seguita ad una battuta di caccia col fratello, sia Francesco che Bianca furono assaliti da forti dolori e da febbre alta e dopo qualche giorno di agonia, era il 1587, si spensero. Si pensò subito ad un avvelenamento, ordito da Ferdinando, unico erede del fratello, ma l’autopsia, da lui subito disposta, rilevò solo tracce di malaria. A Francesco furono tributati solenni funerali e fu sepolto in San Lorenzo, mentre a Bianca, che pure era la sua sposa, furono negate esequie e una degna sepoltura. Sulla loro morte aleggiarono ancora a lungo leggende e sospetti; furono riaperte "indagini" nel 1950 e nuovi sopralluoghi nel 2004 diedero vita a studi che forse hanno svelato un enigma durato più di 4 secoli… o forse no!

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