Amici animali. Pet visiting, ecco tutti i vantaggi

Cani e gatti in ospedale a trovare i loro padroni: bellissima possibilità, ma ci vogliono regole precise

Non sempre è possibile organizzare l’incontro tra Fido e il suo amico umano in ospedale
Non sempre è possibile organizzare l’incontro tra Fido e il suo amico umano in ospedale

Firenze, 11 marzo  2020 - Si chiama “pet visiting”, ed è la possibilità per i pazienti di una struttura sanitaria di ricevere la visita del proprio animale domestico, solitamente cane e gatto. Un modo per farlo sentire meno solo, per ridurre lo stress, per distrarlo riattivando una memoria affettiva.

Ma non sempre è possibile, e comunque è necessario rispettare regole ferree: la Regione Toscana ha varato delle precise linee di indirizzo per l’accesso degli animali di affezione, linee alle quali ha collaborato la dottoressa Francesca Mugnai, esperta di pet therapy-IAA e direttore scientifico del Centro Ricerca internazionale di Antropozoa.

Cos’è la pet visiting? «Va distinta dalla cosiddetta pet therapy, che ha una valenza co-terapeutica, educativa e assistenziale. La pet visiting è invece il riconoscimento dell’importanza dell’attaccamento tra uomo e animale e, dove riesce ad essere applicata, è un grande successo sociale e culturale».

Non è facile applicarla?

«Ha aspetti igienici, comportamentali, relazionali non sottovalutabili sia per l’uomo che per l’animale. Non è applicabile ovunque. In Toscana sì, ma con regole molto specifiche».

Quali le principali?

«L’iscrizione all’anagrafe animali di affezione, un certificato veterinario di buona salute e il sottostare a procedure della direzione sanitaria e del regolamento interno alla struttura. Vanno valutati compatibilità con la salute e i benefici. Ci sono norme igieniche da fare prima dell’ingresso e percorsi precisi da seguire. Deve essere un pool multidisciplinare di operatori formati ad accogliere l’animale».

Non tutti hanno vantaggi?

«No. Viene organizzata per persone gravemente malate, terminali o lungo degenti. Ci deve essere una motivazione importante perché porti benefici emotivi. Non tutti i cani possono entrare: devono avere caratteristiche comportamentali, igienichee sanitarie precise per non arrecare danno al paziente, agli altri ospiti e al personale. L’animale poi richiede sforzi organizzativi in ogni momento della sua presenza e competenze specifiche: tutto il sistema di cura si deve attivare».

Può avere risvolti negativi per l’animale?

«Per l’animale è particolarmente stressante: si trova in un ambiente diverso, con rumori e odori sconosciuti e incontra una persona con cui è abituato a giocare. Invece lo trova allettato, attaccato a qualche tubo. Conosce quella persona come sana, la ritrova sofferente, in terapia, senza libertà di movimento. Rischia di non essere a volte l’incontro che ci si immagina oppure va riprogrammato». Perché ciò non vale per i cani della pet therapy? «Perché sono educati, conosciuti dove vanno a operare, controllati sotto il profilo medico-veterinario e comportamentale e in stretta correlazione con il loro conduttore e con gli operatori sanitari. Ed è condivisa una progettualità con il sistema sanitario».

Dunque la pet visiting fa bene?

«Sì, laddove è applicabile in totale sicurezza. Se la motivazione è forte, il beneficio lo sarà altrettanto».

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