Gabriele Manfrin
Cronaca

Agonia Faentina: in viaggio con i “dannati”. Da Marradi a Faenza sui bus dei pendolari

La prima navetta parte alle 6.30: a bordo tanti studenti e qualche lavoratore. Le strade sono troppo piccole per i mezzi, ogni curva è un brivido. Maxi investimenti di Rfi, i viaggiatori sperano nella riapertura a metà ottobre. Il sindaco Tommaso Triberti: «Ho chiesto un servizio degno per i pendolari»

Faentina, uno dei bus sostitutivi per i pendolari (Germogli)

Faentina, uno dei bus sostitutivi per i pendolari (Germogli)

Marradi (Firenze, 9 ottobre 2024 –  Alla stazione di Marradi sono le sei e trenta del mattino. C’è una cinquantina di pendolari, molti giovani in ’marcia’ verso Faenza. Hanno gli occhi gonfi dal sonno, quelli di chi si è svegliato troppo presto rispetto al solito, gli stessi di chi, per colpa delle frane che strozzano la ferrovia Faentina, deve fare le acrobazie anche solo per arrivare a scuola oppure al lavoro.

La ghigliottina del maltempo che si è abbattuta a fine settembre sul Mugello, infatti, continua a farsi sentire e la tratta ferroviaria, ancora ’decapitata’ dalla bufera, resta chiusa. Per l’ennesima volta, una frana all’altezza del paesino romagnolo di San Cassiano ha bloccato i binari rendendola impercorribile.

La stazione di Marradi (Germogli)
La stazione di Marradi (Germogli)

E così da due settimane sono attivi i bus sostitutivi. Quelli che collegano Marradi (ultima stazione raggiungibile prima degli smottamenti) a Faenza, principale centro di riferimento per le persone che vivono in queste zone. Gli stessi che c’erano ad agosto durante i lavori di ammodernamento della linea e che più di una volta hanno fatto storcere il naso ai pendolari mugellani. Sono le ’corriere’, come le chiamano i pendolari. Attraversano l’Appennino e tagliano la montagna ricalcando il percorso coperto dai binari della Faentina, oggi interrotti. Fognano, Brisighella, San Cassiano. La navetta li tocca tutti. Una premessa d’obbligo: i torpedoni ci sono, sono puntuali e hanno posti per tutti. Ma agli autisti tocca scivolare tra i voltoni come a un elefante dentro una cristalleria. Un ’gigante’ che stona con il contesto di questi piccoli borghi. Fatti di muretti in pietra, stazioni microscopiche e vecchie insegne.

La prima navetta parte poco dopo le 6.30, appena il tempo di scendere dal treno arrivato da Firenze alle 6.28. L’aria è quella pungente del mattino in montagna. Di bus in attesa ce ne sono tre. Le porte si aprono e i pendolari ci si fiondano dentro. In gran parte sono studenti, appoggiati sul muretto con le espressioni stanche. Appena l’autista fa cenno di salire scoppia la frenesia. Nessuno vuole rimanere a piedi. C’è chi fa cartella di corsa, chi sistema gli appunti, chi mette via la colazione e a passo svelto si avvicina verso la rampa. Intorno c’è anche qualche genitore. Aspetta che le porte si chiudano e guarda il figlio partire. Qualcuno vive a Marradi, mentre altri abitano a Palazzuolo sul Senio e c’è chi si è fatto accompagnare in auto. Con loro anche qualche lavoratore. Chi vive qui è legato a doppio filo con Faenza: ci studia o ci lavora. La cittadina romagnola è per Marradi, quello che Firenze è per altre zone.

Il bus inizia la sua corsa che fuori è ancora buio. Le vallate sono circondate da un velo di nebbia e il tragitto sembra una sorta di tetris: un gioco a incastro. Le vie in questo strappo d’Appennino sono strette. Popolano, Sant’Adriano, Sant’Eufemia. Gli autisti che tagliano i paesini con questi mezzi giganti sembrano dei prestigiatori che provano a infilare un leone in una gabbia troppo piccola. Tutto poggia su un fragile equilibrio. Così quando il bus incrocia un altro mezzo deve sterzare e trovare un pertugio. Quando trova una curva troppo stretta deve calibrare bene la manovra per evitare il disastro. I bastoni tra le ruote li mettono anche i lavori sulla carreggiata. Ma anche lo spazio per le fermate delle navette (fuori dalle stazioni toccate dalla Faentina) appare troppo piccolo. Molti pendolari salgono comunque a Marradi. Tanto che fino a Borgo il treno rimane vuoto. Chi vive qua, è più probabile che studi o lavori a Firenze. Anche nella tratta romagnola gli studenti e i lavoratori che salgono sui bus sono una manciata rispetto a quelli partiti dal cuore dell’Appennino.

Qui Rfi ha investito e ha cercato di fare il prima possibile con un’iniezione di oltre 140 milioni di euro. Prima rinnovando il ponte ferroviario sul fiume Lamone, poi installando il sistema il nuovo sistema Ertms. Le navette intanto tornano in pianura passando da Brisighella mentre fuori sta albeggiando e il sole inizia a scaldare i finestrini. Da qua la via Faentina diventa via Firenze. La navetta la fa tutta fino alla stazione di Faenza. Scarica i pendolari che si dissolvono come la nebbia che si sono lasciati alle spalle scavalcando le montagne. Almeno fino alla prossima corsa che, sperano, non sia in bus ma in treno. Perché ogni volta che la Faentina si blocca, per chi vive in alto Mugello sono dolori. E anche le navette non hanno fatto mancare i disagi.

Pure il sindaco Tommaso Triberti ha alzato la voce chiedendo «un servizio degno». Le interruzioni, le corse saltate e i ritardi, infatti, non hanno risparmiatoa volte  nemmeno il servizio sostitutivo. La ferrovia tra Marradi e Faenza in base a quanto annunciato da Trenitalia dovrebbe riaprire venerdì. Fine dei disagi? Magari. L’ombra del maltempo rimane un incubo. Il sistema di monitoraggio basato sui pluviometri ogni volta che le precipitazioni sforeranno il limite critico per le frane farà scattare lo stop tra Marradi e Faenza. E così quando l’allerta meteo si abbatterà sull’alto Mugello o sulla Romagna, i bus sostitutivi rispunteranno. Per cominciare da capo.