A proposito di Schmidt. Dagli Uffizi alle periferie: "Movida, tramvia e tasse. Cosa cambierei in città"

Il direttore della Galleria punta a superare il record di 5 milioni di visitatori Intanto riflette sulla candidatura: "La mia decisione? A gennaio Di Firenze adoro l’ironia: dobbiamo decentrare il turismo. Vi spiego come"

Il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt

Il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt

Firenze, 28 novembre 2023 – A proposito di Schmidt vien da esclamare, parafrasando il titolo di un vecchio film con Jack Nicholson, in questi tempi di campagna elettorale che avanza precoce e a strappi nevrotici, con la sinistra impegnata un giorno sì e l’altro pure a disinfettare e cicatrizzare le ferite delle lacerazioni di casa dem e il centrodestra che, pur senza dichiarazioni ufficiali, va a coagularsi sempre più sul nome del direttore della Galleria degli Uffizi da lanciare nella corsa per le comunali del ’24.

A proposito direttore Schmidt: ha deciso se accettare o meno?

"Lo dico subito, così chiariamo le cose. Non ho deciso niente e non lo farò neanche nelle prossime settimane. Comunicherò le mie intenzioni solo a gennaio. Ora sono concentratissimo sul mio lavoro agli Uffizi".

Dove i numeri sembrano dar ragione al suo operato. Davvero siamo vicini a quota 5 milioni di visitatori l’anno per Uffizi-Palazzo Pitti- Boboli?

"Se il trend resterà questo potremmo arrivare a 5 milioni e 300mila. Ma io mi accontenterei di superare la soglia dei 5 milioni visto che quando arrivai nei 2015 le Gallerie ne facevano poco più di 3".

Sembra soddisfatto.

"Sì, anche se si possono sempre fare nuove scommesse, bisogna guardare avanti, studiare strategie come quella del prezzo dinamico che abbiamo introdotto per primi al mondo. Il visitatore arriva prima delle 9 del mattino? Sconto di 6 euro. Anche in questo periodo, che è considerato di bassa stagione, abbiamo tanti visitatori. Contribuiamo alla destagionalizzazione del turismo e questa è una forma di ricchezza per la città".

Però direttore avrà notato che Firenze è molto più bella in inverno quando non è soffocata dalle persone. Come si risolve il problema della saturazione della città?

"Non è certo possibile fare il numero chiuso stile Venezia ma modi per gestire i flussi ce ne sono. Non basta destagionalizzare ma bisogna anche decentrare".

Ovvero?

"Con gli Uffizi diffusi, chi sta fuori Firenze non farà più il turista pendolare, ma verrà in centro una sola volta invece di tre o quattro; già così diminuirebbe la calca nel quadrilatero romano. Ma non solo".

Vada avanti.

"Creare una tassa per chi arriva in aeroporto da altri continenti, alzare la tassazione di soggiorno in certi giorni dell’anno".

Da una parte c’è un centro che, seppur snaturato, è ancora il simbolo dell’opulenza fiorentina. Dall’altra periferie che soffrono. Lei di recente è entrato in contrasto con l’amministrazione comunale sul tema della sicurezza...

"Certe situazioni non sono certo arrivate da un giorno all’altro. Certo che in realtà più grandi e diverse sono iniziate già negli anni ’60. Penso alle banlieue di Parigi. Oggi anche nelle realtà più piccole come Firenze sono arrivati problemi di microcriminalità. Se poi i fiorentini vanno a vivere fuori e lasciano le case per trasformarle in Airbnb il fenomeno si accentua".

E come si risolve?

"Anche e soprattutto con la cultura che va spalmata massicciamente. Con le biblioteche, l’arte, la musica. Il fatto che tanti cinema abbiano chiuso certo non aiuta: molti giovani si perdono".

A proposito lei sostiene di aver riportato molti ragazzi anche agli Uffizi. L’effetto Ferragni ha funzionato bene, eppure l’hanno criticata

"Sì, e in parecchi. Ma con il passare dei giorni abbiamo visto sui social che se gli hater erano centinaia i lover erano invece migliaia. E siamo così arrivati nel 2020 ad aver un terzo di visitatori under 25. Non era mai successo in passato".

C’è anche qualche spina. Nardella dice che l’uscita degli Uffizi che lei ha approvato al posto della pensilina consiste in un giardinetto di periferia.

"Io non mai detto né sì né no. Io dico solo che quello non può rimanere un cantiere eterno e che una soluzione rapida era necessaria. Mi pare che il ministro Sangiuliano stia lavorando molto bene in questo senso".

Per quanto tempo ancora dovremo vedere quell’enorme gru davanti al museo?

"Avevo escogitato un piano per toglierla ma aveva costi troppo alti. C’è una strategia per farla comunque rimuovere nel giro di un paio d’anni".

Che consiglio si sente di dare a chi verrà dopo di lei alla guida del museo? E lei, a proposito, che progetti ha?

"Le ripeto io penso solo a lavorare al massimo per il bene degli Uffizi fino a Natale, poi vedrò cosa fare. Posso dire che sul tavolo ci sono già molte proposte allettanti".

Ho promesso all’inizio di non parlare di una possibile candidatura per il centrodestra e lo farò. Però non può nascondere che lei è il personaggio del momento...

"Beh, non le nego che in tanti mi fermano per strada, mi stringono la mano, mi chiedono un selfie e mi pregano di fare qualcosa per la città...Ma..."

Ma lei non ha ancora sciolto le riserve. E se le chiedo di misurare la temperatura alla città e di dirmi come sta il paziente?

"Firenze è sempre una realtà vivace nonostante le sue palesi sofferenze".

Cosa non le va proprio giù?

"La movida sregolata, questo vizio che hanno molti di ubriacarsi, di bivaccare sui monumenti. E poi c’è troppo street food che magari viene consumato sulla pietra serena...".

Della tramvia cosa ne pensa? Per molti i convogli sono esteticamente troppo impattanti

"Mi piacciono le tramvie, ma quelle più moderne e senza pali in mezzo alla città...".

Lei si sente molto fiorentino. Lo è anche nello slang?

"Diciamo che ’Mi garba’ ormai lo dico anch’io. E con il tempo ho anche imparato l’ironia dei fiorentini".

E in cucina?

"La prima cosa che faccio quando torno da un viaggio è mangiare la trippa...".

Oggi diventerà italiano a tutti gli effetti e incontrerà Nardella per la firma. Ci sarà dell’imbarazzo?

"Chi sarà imbarazzato? Lui? Io sono tranquillissimo".

Ora che ci penso: lei non ha mai detto la sua sul restyling del Franchi.

"Facendo parte della commissione giudicante non potevo farlo. Ma forse mi hanno messo lì proprio perché stessi zitto...".

Questa era cattivella...

"Visto? (ride, ndr ) Ora sono fiorentino a tutti gli effetti".

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