CATERINA CECCUTI
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“San Frediano 1976”: alle Giubbe Rosse la mostra di Giovanni Fanetti

Lunedì 23 dicembre alle 18 lo storico caffè letterario ospiterà l’inaugurazione del fotografo scomparso nel 2020, con la partecipazione di Tomaso Montanari

La locandina dell'evento

La locandina dell'evento

Firenze, 7 dicembre 2024 – S’intitola “San Frediano 1976” la mostra fotografica con le opere di Giovanni Fanetti, scomparso nel 2020, che sarà inaugurata lunedì 23 dicembre alle 18, nello storico caffè letterario Le Giubbe Rosse. L’evento rientra nel progetto “Frammento d'Eternità” e sarà presentato da Jacopo Chiostri, con l’intervento di Valerio Dehò e la partecipazione straordinaria dello storico dell’arte e saggista Tomaso Montanari. “Il progetto “Frammento d'Eternità” – spiegano gli organizzatori - nasce nel 2021 proprio in memoria dell'artista fotografo Giovanni Fanetti, da un'idea di Maria Cristina Galletti, che lo ha accompagnato nella vita e nell'arte. Prevede mostre fotografiche, proiezioni, pubblicazione di libri a tema della collana “Fermare il Tempo”, creata da Giovanni Fanetti nel 2016 e curata da Maria Cristina Galletti per l'Editore FirenzeLibri. La collana si compone di dieci libri e ad oggi ne sono già stati pubblicati sette: Firenze, 2017; Motociclismo e Sidecar, 2017; L'Infinito Mutevole, 2019; Erano Bolle di Sapone e Forme di Luce, 2022; Voci di Pietra, 2023; Paesaggi Toscani 2023; San Frediano, 2024.” “Fanetti, con le sue fotografie sulla “Gente di San Frediano”, glissa la città che sarebbe il teatro del crimine – scrive di lui Eugenio Miccini, poeta visivo e scrittore -. È affascinato dai volti delle persone, ma con la discrezione che evita i tempi lunghi della posa da studio. Lascia che il clic colga l’attimo, tanto è densa l’epifania del vissuto che sarà bloccato dal fotogramma. Fanetti sa come mandare a memoria le immagini di una dissipazione, di un tempo destinato a perdersi. L’immagine è un segno assoluto. Il bianco e nero, poi, senza accattivanti flou, aumenta il senso del documento, del reperto, dell’assoluto. In questo senso il fotografo è a suo modo uno storico. Momenti di vita filtrati da quella mediazione creativa, che tuttavia li trascende, che è l’Arte Fotografica.” Anche il critico d’arte e pittore Renzo Margonari ha espresso il suo punto di vista sull’opera di Fanetti: “È questo il suo omaggio al tempo vissuto, il ritratto del quartiere, non solo delle persone che lo animano. Insomma, è un ritratto globale che comprende anche la fisonomia psicologica dell’operatore. Il soggetto non sta davanti all’obiettivo, ma è la fotocamera che sta davanti, sicché s’inverte il rapporto tra fotografo e soggetto. Ciò rende spontanea la verità documentaristica, consentendo, oso dire, perfino la percezione della voce dei protagonisti. Ogni foto è un ritratto collettivo, dove anche un solo individuo può rappresentare l’intera comunità, un ritratto culturale costruito d’immagini che sono memorie morali, giudizio sociale, storia visiva.”