Firenze, 23 febbraio 2021 - Senza retorica o sociologismi (soprattutto se quel volo è solo un incidente di un ragazzo un po’ alticcio che voleva prendere una boccata d’aria) ma andando a leggere in queste vite lontane da casa, per l’Università o una super specializzazione come Polimoda.
Un sacrificio, il primo strappo dal nido familiare, ma anche un’occasione unica, irripetibile, di libertà e divertimento. Chi ha studiato dove viveva, ha sempre invidiato i fuori sede: nessun orario, nessun genitore che mette regole, paletti. Convivenze zingaresche, serate senza invito in cui chi passa entra e fa branco.

Meglio se accompagnato da una bottiglia. Come oggi. Come non dovrebbe succedere oggi nella fase anti assembramenti. Come l’altra sera in Porta Rossa: stranieri, abitanti della casa, amici di passaggio. E la ’gara di shottini’.
Un giro, una bevuta. E’ sempre successo. Il problema, è che ora succede un po’ di più. Spesso molto di più. Molti bicchieri in mano già agli aperitivi del pomeriggio, prima dei bicchieri a cena, e delle bevute, delle ’gare’ del dopo cena.
Senza voler spiegare, insomma, e tanto per capire, torniamo sempre lì: alcol, fiumi di alcol in cui nuotano queste generazioni.

Non alcol buono, spesso, un buon vino di casa che troppo male non fa. Allora capita che una ragazza incroci un mascalzone, che si affollino i pronto soccorso, che si dorma chissà dove e chissà con chi.
Anche di aprire una finestra, e volare oltre la vita.