
Palio di Siena e bufale (foto da Ansa)
Firenze, 3 novembre 2024 – Quella che vi raccontiamo oggi è una storia molto curiosa: tutti, nel mondo, conoscono infatti il Palio di Siena. Ma in pochi sanno che, prima dei cavalli, a ‘correre’ erano delle bufale, rigorosamente maremmane. E prima ancora, i tori. Era il 3 novembre del 1650 quando il Granduca di Toscana Ferdinando II de’ Medici fece visita a Siena. In suo onore quel giorno venne organizzata una ‘bufalata’, che fu anche l’ultima della storia.
La prima che si corse, e che sostituì in qualche modo la tradizione della caccia ai tori – avvenne nel 1599. Altre ne seguirono negli anni a venire, ben 36 in tutto. Anche nelle cosiddette 'bufalate' le protagoniste erano le contrade, e a precedere a corsa vera e propria c’era un corteo. Nel 1650 parteciparono la Lupa, la Chiocciola, il Drago, l’Oca, la Torre e l’Onda. Ciascuna di loro era solita sfilare in piazza del Campo con un carro allegorico ispirato a storie mitologiche, e il carro più bello veniva premiato con il masgalano.
Dopo i carri erano le bufale a sfilare e correre, e a montarle erano i butteri. Ma c’erano anche i pungolatori a dargli una mano nella corsa: pungevano infatti l’animale con una canna o un bastone appuntito per indirizzare le bufale verso il percorso corretto. I pungolatori servivano a non farle fermare, e ad evitare che scappassero liberamente per la piazza. Dalle notizie dell’epoca si è riusciti anche a sapere che la 'mossa' veniva data davanti al vicolo dei Borsellai, l’arrivo era fissato davanti al vicolo di San Paolo, e i giri di piazza erano in tutto tre, in senso antiorario. Sappiamo anche che quell’ultimo anno a vincere fu la Chiocciola. Il 6 novembre di quello stesso anno, tre giorni dopo questa bufalata passata alla storia, in piazza si diede vita a un un’altra corsa, questa volta un palio alla tonda dove a correre non erano più le bufale, ma i cavalli. E da questo momento in poi per Siena inizia un’altra storia, che dura ancora oggi.
Nasce oggi
Monica Vitti nata il 3 novembre del 1931 a Roma. È stata una di quelle attrici che hanno reso immortale il cinema italiano nel mondo. E anche se negli ultimi venti anni la malattia l’ha tenuta lontana dalle scene, il pubblico non si è mai dimenticato di lei. Per Monica Vitti il cinema è sempre stato elisir di vita e anche oggi, attraverso i suoi film, le restituisce un eterno presente. Sappiamo però che la verità è stata molto più dolorosa, una forma di Alzheimer che l'ha isolata dal mondo e che il marito ha difeso con grande rigore. Il ritiro dalle scene è avvenuto nel 2001, quando fu ricevuta al Quirinale per i David di Donatello. Una sua celebre frase recita così: “A un certo punto della vita, a mia insaputa, devo aver deciso di dimenticare. Non dimenticare i dolori o gli errori: ma dimenticare fatti, persone. O forse solo confondere tutto.”
Maurizio Costanzo