Empoli, 4 aprile 2021 - "Hanno dato la priorità a categorie che lavorano con continuità in smart working e agli avvocati e noi che invece siamo sempre tra la gente a prestare il nostro servizio con il sorriso siamo state dimenticate". Elisa Cappellini, 33 anni, da otto anni è addetta alle vendite in un supermercato empolese e non si spiega perché la categoria dei lavoratori della grande distribuzione del settore alimentare non sia stata considerata ‘a rischio’ e non inclusa nella prima fase della campagna di vaccinazione.

"Da marzo scorso, esattamente da quando è iniziato tutto – spiega – siamo sempre stati al lavoro, a contatto tutti i giorni con tante persone. All’inizio della pandemia non avevamo neppure i dispositivi di protezione individuale per proteggersi. Le mascherine erano introvabili. Il plexiglass alle casse è stato montato soltanto a novembre scorso dopo che noi dipendenti, attraverso il sindacato, ci siamo fatti sentire attraverso una mobilitazione".

"Io e le mie colleghe – sottolinea ancora Elisa – stiamo sempre attente, usiamo tutte le precauzioni e le accortezze possibili, tanto che nel punto vendita dove lavoro non c’è stato neppure un caso di positività, ma ogni giorno è dura. Il vaccino ci aiuterebbe a stare sicuramente più tranquille. Penso proprio che dopo i medici e gli operatori sanitari ad essere vaccinati dovevamo essere noi addetti alle vendite che ogni giorno stiamo a contatto con il pubblico".

I.P.