IRENE PUCCIONI
Cronaca

Spiate sotto la doccia, prima udienza. Il giudice chiama in causa anche la ditta di manutenzione

Nell’udienza predibattimentale accolte tutte le costituzioni di parti civili. Le vittime chiamano in causa anche l’Asl: "Ci siamo sentite abbandonate"

Il flash mob delle infermiere spiate (Foto Giuseppe Cabras / NewPressPhoto)

Il flash mob delle infermiere spiate (Foto Giuseppe Cabras / NewPressPhoto)

Empoli (Firenze), 18 giugno 2024 – Sono entrate in aula con un certo ritardo rispetto all’orario, quello delle 12, fissato nella convocazione, ma il risultato portato a casa è stato molto positivo: il 16 dicembre, alle 13, si torna davanti al giudice per dare inizio alla fase dibattimentale del processo. Si è tenuta ieri la prima udienza a Palazzo di Giustizia di Firenze per il caso delle infermiere spiate sotto la doccia all’interno degli spogliatoi dell’ospedale San Giuseppe di Empoli al termine del loro turno di lavoro.

Presente anche stavolta (dopo il flash mob del 19 febbraio scorso, quando l’udienza è stata rinviata per un vizio di notifica) una delegazione di lavoratrici con il simbolo della loro ’lotta’: un foulard rosso annodato alla borsa. Durante l’attività predibattimentale del processo, durata circa un’ora, il giudice ha ammesso tutte le costituzioni di parti civili. In altre parole tutte le infermiere, ma anche dottoresse, che sono state osservate nude sotto la doccia, potranno esercitare la richiesta risarcitoria nel caso i tre imputati vengano condannati.

A seguito degli elementi raccolti durante le indagini i presunti responsabili sono tre manutentori di una ditta esterna a cui l’Asl aveva appaltato il servizio. Si tratta di un 41enne residente a Capraia e Limite, un 36enne di San Miniato e un 57enne di Castelfranco di Sotto accusati di interferenze illecite nella vita privata, concorso e continuazione, con l’aggravante di aver commesso il fatto "per motivi abietti".

Il giudice , oltre a valutare le costituzioni in giudizio delle parti offese si è espresso anche sulle istanze di autorizzazione alle chiamate in causa dei responsabili civili: l’Asl Toscana centro e la ditta appaltatrice, datore di lavoro degli imputati. Se sulla ditta è stata autorizzata la chiamata in causa, e quindi potrebbe rispondere delle eventuali azioni penali commesse dai tre suoi dipendenti; sulla responsabilità civile dell’Asl il giudice non ha autorizzato. L’azienda sanitaria – che si è costituita in giudizio come parte offesa – ha prodotto un documento in cui si dava conto di una concessione data anni addietro a Empoli Salute, società veicolo per le gare di gestione del presidio di viale Boccaccio.

"Il primo step è stato fatto perché si è passati alla fase dibattimentale – commenta soddisfatta l’avvocato Silvia Polli, dello studio legale Rovini-Fiumalbi & Associati di Empoli, che insieme ai colleghi Antonio Rovini e Simona Meozzi, assiste trentaquattro lavoratrici – Il giudice ha ammesso tutte le costituzioni di parti civili e anche la responsabilità civile della ditta di manutenzione. Ciò significa che il datore di lavoro dei tre imputati, qualora dovessero essere condannati, ne dovrà rispondere sul piano civilistico e risarcitorio". Tra le infermiere davanti al Palazzo di Giustizia c’è però chi chiama in causa anche la stessa Asl che, a detta delle vittime, non le avrebbero tutelate mentre erano sul posto di lavoro. "Ci siamo sentite non solo deluse e derise, ma anche un po’ abbandonate, ma siamo donne e abbiamo trovato la forza di reagire e adesso siamo qui e speriamo che tutto proceda nella giusta direzione e che venga fatta giustizia".