Sara Scimmi in una foto tratta dal profilo Facebook aperto in sua memoria
Sara Scimmi in una foto tratta dal profilo Facebook aperto in sua memoria

Castelfiorentino, 15 aprile 2018 - «Vogliamo chiarezza sulla morte di Sara. Vogliamo sapere perché era lì, sdraiata in mezzo a via Ciurini, di notte, da sola. Cosa è successo in quegli otto minuti di buco prima che fosse ritrovata senza vita?». Se lo chiede da settimane Antonio Scimmi, 57 anni, agente in forza alla polizia di Stato. E’ il padre della 19enne, trovata senza vita alle 3.23 di sabato 9 settembre, sull’asfalto della strada regionale 429, a Castelfiorentino.

Sono passati più di sette mesi. Mesi di indagini serrate da parte dei carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Alessandra Falcone. Un camionista residente nel Pisano è stato iscritto nel registro degli indagati. Omicidio stradale, il reato a lui contestato. Ma alla famiglia non basta.

Signor Scimmi, che cosa non la convince?

«Non tornano elementi oggettivi di quanto fatto per le indagini».

Si spieghi meglio...

«Niente da dire sulla ricostruzione dell’incidente. Il mio grazie va ai militari dell’Arma che hanno ricostruito la dinamica e individuato mezzo e conducente, in tempi brevi, con professionalità e scrupolo».

Quindi dov’è l’intoppo?

«Ciò che non è stato chiarito è che cosa è accaduto tra le 3.15, quando Sara è stata vista all’esterno del locale dove aveva trascorso la serata, e le 3.23 circa, quando il suo corpo è stato trovato, senza vita».

Otto minuti, secondo lei, da spiegare?

«Lei aveva paura di quella strada, la 429. Non si sarebbe mai incamminata da sola. Era nata lì e ne conosceva i pericoli».

Qual è il suo sospetto?

«Che sia salita in auto con qualcuno, che ci sia un’altra persona coinvolta. Ma non abbiamo certezze. Per questo, torno a fare appello a chi può sapere».

A chi si riferisce?

«Nei filmati di un sistema di videosorveglianza della zona, si vede un’auto che passa in direzione Castelfiorentino, proprio nei minuti in cui Sara ha perso la vita. Viene immortalata una ventina di secondi prima del camion che l’ha investita».

La macchina incrocia il mezzo pesante?

«Esatto. Il mio appello è a chi ne era alla guida. Se ha visto qualcosa si faccia avanti. Ci aiuti a squarciare il buio sugli ultimi momenti di vita della nostra Sara».

Dopo la morte di sua figlia, gli amici l’hanno ricordata come una giovane dolcissima, generosa...

«Sara era quella. Riservata, ma con un cuore grande. Sa, voleva andare in Africa, in missione». (La voce trema, serve una pausa, ndr) Aveva tanti amici. Anche la sera della tragedia era con loro... «Era uscita a mezzanotte, erano venuta a prenderla. Io ero a casa di Giulia, sua sorella. Mi ha chiamato verso le 21. Un call center telefonico l’aveva contattata e lei si era rivolta a me per capire di che si trattasse».

Era tranquilla?

«Assolutamente. E’ andata al locale, allegra. Ha ballato, scherzato, poi ha incontrato un ragazzo che aveva conosciuto su Facebook. Fino alle 3.05 è stata vista in discoteca con lui».

E dopo?

«Verso le 3.15 è stata notata all’esterno, da sola, nella zona del parcheggio. Poi, più niente. Nella nottata, si è sparsa la voce di un grave incidente, di una giovane deceduta. Hanno spento la musica, per rispetto. Ma nessuno immaginava si trattasse di Sara. Lo abbiamo appreso al mattino».

Perché dopo sette mesi di silenzio ha deciso di parlare?

«Voglio verità per mia figlia. Per lei che non c’è più, mentre la persona indagata per la sua morte continua a fare la sua vita. Nessun provvedimento. Com’è possibile? Ha ancora la patente. A noi restano solo ricordi».

Pensando a Sara, che cosa le torna in mente?

«Quell’ultimo venerdì sera è presente tutti i giorni. Ma mi basta chiudere gli occhi per rivivere vent’anni di lei».