L’ospedale è sotto attacco. "I sanitari ormai subiscono un’aggressione al giorno"

Il caso della ventenne che ha minacciato il personale col bisturi non è isolato L’allarme di Leto (Fp Cgil): "Serve un presidio fisso delle forze dell’ordine"

Sabrina Leto, segretaria con delega alla sanità della Fp Cgil Firenze

Sabrina Leto, segretaria con delega alla sanità della Fp Cgil Firenze

Empoli, 4 febbraio 2024 - L’ultimo episodio lo abbiamo raccontato ieri: una ventenne con problemi di salute che semina il panico in pronto soccorso puntando il bisturi verso il personale sanitario. È stata bloccata dalle guardie giurate, nessuno si è ferito. Ma nella stessa giornata si sono registrati altri due gravi episodi al San Giuseppe di Empoli. Ed è solo la punta dell’iceberg. L’emergenza non rientra, anzi, cresce l’allarme aggressioni nei confronti di infermieri, medici, operatori socio-sanitari, assistenti sociali, educatori. L’escalation è confermata da un dato: "in media si verifica un’aggressione al giorno".

Ad analizzare il fenomeno è Sabrina Leto, segretaria con delega alla sanità della Fp Cgil Firenze. "Il personale del nostro pronto soccorso – spiega – è costantemente sottoposto al rischio aggressioni. Niente di nuovo se non che i casi sono aumentati a dismisura nonostante l’impegno delle sigle sindacali e le denunce". Per contrastare il fenomeno non bastano i vigilantes: mancano strutture residenziali terapeutiche con diversa intensità di cura rivolte ai soggetti con problemi di salute mentale. Mancano presidi fissi delle forze dell’ordine. "Le richieste sono sempre le stesse da mesi, anni – dichiara la sindacalista –. Le guardie giurate, che in questo caso hanno scongiurato il peggio, non bastano come misura anti violenza. La loro presenza è fondamentale, ma hanno dei vincoli nell’agire. Serve un protocollo d’intesa tra Asl e questura. Servono presidi h24 delle forze dell’ordine che spesso, impegnate su altri tipi di emergenze come la criminalità essendo sotto organico, non arrivano in tempo". E poi c’è un altro tassello importante, l’implementazione di psichiatri presenti in ospedale giorno e notte, accompagnata da servizi territoriali con strutture dedicate. "Qui si apre un altro tema – prosegue Leto –. Quello di pazienti che hanno problemi di salute mentale, spesso associati a tossicodipendenza o problemi sociali. Dopo la pandemia gli utenti che necessitano di cure psichiatriche sono aumentati". Si tratta spesso giovani di difficile gestione proprio per l’aggressività.

"Quando questi soggetti si presentano in pronto soccorso la situazione può degenerare proprio perché il pronto soccorso non è il posto giusto per la risoluzione delle loro problematiche. Servono più strutture per la salute mentale capaci di prendere in carico questa tipologia di pazienti. Il servizio delle tossicodipendenze deve essere più accessibile. Se c’è un gap da colmare, non può essere a spese di medici e infermieri. Il clima che si respira in corsia? Si ha paura ad andare al lavoro. I colleghi sanno che quando entrano in pronto soccorso (ma anche nei reparti) c’è la possibilità di essere aggrediti". Ed è un effetto domino. La gestione emotiva dell’infermiera (perché oltre il 70% delle vittime è donna) è delicata. L’aggressione toglie del tempo ai pazienti in carico. "Pazienti che possono recare disagio ad altri pazienti, ai loro familiari. Dinamiche complesse".

Y.C.