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19 giu 2022

Le Case del popolo e la ’cultura rossa’ che non c’è più

Anche i circoli Arci hanno perso l’identità e il ruolo che avevano prima nonostante oggi non manchino prese di posizione in tema di diritti

19 giu 2022
Un’attività di svago alla Casa del Popolo di Santa Maria (foto d’archivio)
Un’attività di svago alla Casa del Popolo di Santa Maria (foto d’archivio)
Un’attività di svago alla Casa del Popolo di Santa Maria (foto d’archivio)
Un’attività di svago alla Casa del Popolo di Santa Maria (foto d’archivio)
Un’attività di svago alla Casa del Popolo di Santa Maria (foto d’archivio)
Un’attività di svago alla Casa del Popolo di Santa Maria (foto d’archivio)

Come ogni avvenimento politico di un certo rilievo che si rispetti, la scomparsa, o pensionamento affrettato, dei dirigenti del Pci trova spiegazioni anche in fenomeni sociali di lungo periodo, come il lento, e contrastato, venir meno di quella che è stata definita la subcultura rossa, pienamente incarnata nella nostra Toscana.

Una realtà sociale in cui l’egemonia politica del Pci si sostanziava con un movimento sindacale egemonizzato dalla Cgil, con un forte movimento cooperativo (per molti anni Unicoop Firenze, che ha tra i suoi padri anche Empoli, è stata la più grande cooperativa di consumo italiana) e con l’agenzia ricreativa e culturale di massa, spesso in relazione con l’Università, rappresentata dalle Case del popolo, o circoli Arci. Con il venir meno delle ideologie, e con l’assenza del motore di questa complessa macchina, vale a dire il Pci, i legami si sono fatti sempre più tenui e le cose sono diventate sempre più difficili per gli eredi del partito di Berlinguer, che si sono visti obbligati, diciamo così, ad accasarsi con un pezzo importante dell’ex Dc dando vita al Pd. Se le Case del popolo sono state il punto di riferimento della sinistra per cui anche la partita a carte giocata nelle sale, quasi sempre fumose, di un circolo era un modo di esprimere con chiarezza qualcosa di sé e per ritrovarsi, poi, con la scomparsa dei partiti di massa, il quadro è fortemente mutato. E nei circoli si è perso l’elemento di identità politica, visto tra i frequentatori non manca certo chi vota per i 5 Stelle, per la Lega o, anche, per Fdi. Si tenga presente, però, che l’Arci, in un periodo terribile come quello dell’epidemia, che ha reso dei deserti sale prima frequentate da centinaia di persone, è riuscita, con un certosino lavoro porta a porta, a distribuire qualcosa come 9.000 tessere rispetto alle circa 12.000 ante Covid 19. E così i circoli Arci hanno perso il ruolo che avevano nella politica, anche se non mancano certo prese di posizioni molto significative in tema di diritti, a partire da quelli delle minoranze sociali, di lotta al razzismo. Un impegno socio-culturale, quindi, c’è ancora, ma a mancare è un elemento importante quale un incasso dignitoso da attività come il bar, o le iniziative di ristorazione, a cui non danno certo un aiuto le bollette stratosferiche e l’inflazione che si ripercuote sui prezzi.

B.B.

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