Lavoro nel turismo, stipendi ridotti all’osso: "Un dipendente su due guadagna troppo poco"

Il rapporto Irpet: il 48% ha un reddito inferiore agli 8mila euro all’anno. Uno su dieci resta intrappolato nel settore in condizioni di povertà. E tra questi la maggior parte sono donne. Ecco tutti i numeri

Un cameriere

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Empoli, 22 ottobre 2023 – Dal trasporto aereo agli alberghi, ma anche ristoranti, agenzie e noleggi, senza tralasciare terme e musei. Lavoro povero nel turismo: come se la passa l’Empolese Valdelsa? I dati sono stati diffusi di recente da Irpet - Istituto Regionale Programmazione Economica della Toscana - e anche se guardano al 2019, epoca pre pandemica - offrono un quadro chiaro del settore. Una premessa. Per lavoro povero si intende un’occupazione che genera un reddito inferiore agli 8mila euro annui. Quello dei servizi turistici è il comparto in assoluto a maggior incidenza di lavoro povero (40%) dopo quello del lavoro domestico (49%). La distribuzione del fenomeno sul territorio evidenzia un 48% nell’Empolese Valdelsa e Montalbano.

La nostra area si piazza a metà classifica (su un totale di circa 30 ambiti geografici), classifica dominata da Val di Chiana Senese, Isola d’Elba e Chianti, destinazioni più virtuose. I nostri 11 Comuni figurano invece al quinto posto per il numero dei lavoratori del turismo under 30 impiegati, quota che sfiora il 50%. Come spiega il report, "si ricorre molto al lavoro dei giovani (ed è più alta l’incidenza del lavoro povero) nelle aree prive di alternative e dove lo stesso sistema turistico non ha la capacità di creare occupazione strutturata".

Altro focus riguarda la disoccupazione: nel nostro territorio ricorre alla Naspi solo un 13% dei lavoratori. Per quanto riguarda la quota di persone impiegate nel settore turistico con un altro lavoro, in un ambito diverso, l’Empolese Valdelsa sale ai vertici della lista con il dato tra i più alti, pari al 28% dopo Amiata, Casentino e Arezzo. Segno che la maggior parte dei giovani impegnati nel turismo in zona, non svolgono l’attività in via esclusiva. Una tendenza che si spiega così: la povertà lavorativa nel turismo è uno status temporaneo dell’età giovanile, quella della formazione. Si tratta di giovani che utilizzano il lavoro nel turismo dedicandovi una quota limitata di tempo, con una funzione integrativa rispetto al percorso di vita. Si fa il cameriere o si lavora al museo, in sostanza, senza che questo diventi un destino occupazionale. Una fase di passaggio. L’uscita dal settore? Probabilmente rimpiazzata da altrettanti giovani lavoratori. La buona notizia è che gli intrappolati che restano nel settore in una condizione di povertà lavorativa rappresentano solo il 10% del totale. Ma il 72% di questi è donna.