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12 apr 2022

Il keu imbratta i colletti bianchi. Un anno fa l’inchiesta-terremoto

Rifiuti tossici, imprenditoria e politica: una miscela di veleni contaminati dalla ’ndrangheta. E non è finita

12 apr 2022
stefano brogioni
Cronaca
Una dei cartelli di protesta lungo la strada regionale 429 interessata dal keu
Una dei cartelli di protesta lungo la strada regionale 429 interessata dal keu
Una dei cartelli di protesta lungo la strada regionale 429 interessata dal keu
Una dei cartelli di protesta lungo la strada regionale 429 interessata dal keu

Firenze, 13 aprile 2022 - Un anno fa, un terremoto di appena tre lettere fece tremare la Toscana. Il suo tessuto economico, la sua coesione sociale, la sua classe politica vennero intaccati dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Firenze. Keu, vocabolo sconosciuto ai più, che dodici mesi dopo evoca ancora sinistri accostamenti: veleni e contaminazioni, non solo ambientali, delle cosche nella nostra regione.

Alla metà di aprile del 2021, con 23 arresti, esplose l’inchiesta più dirompente dell’ultimo ventennio. L’epicentro di questo sisma, le cui scosse non si sono ancora sopite, è il ricco distretto di Santa Croce. Qui, le concerie producono dai fanghi un rifiuto che si chiama appunto keu. Per smaltirlo, hanno scoperto i carabinieri del Ros, Noe e Forestali, il consorzio finito sotto indagine si era rivolto all’imprenditore Francesco Lerose, calabrese, molto vicini agli uomini del clan Gallace che in Toscana si sarebbero - secondo le accuse dei pm Giulio Monferini ed Eligio Paolini - assicurati gli appalti estromettendo la concorrenza a suon di intimidazioni.

Intrecci pericolosi. Rispetto ad altre indagini dell’antimafia, guidata da Giuseppe Creazzo, questa ha messo nella solita ordinanza del giudice Antonella Zatini i cattivi in odor di ndrangheta, i rappresentanti del mondo conciario, la politica e la dirigenza regionale. Il sindaco di Santa Croce Giulia Deidda, il potente capo di gabinetto degli ultimi governatori toscani Ledo Gori, il consigliere regionale Andrea Pieroni, i vertici di Aquarno e dell’Associazione conciatori. La polvere del keu imbratta colletti bianchi e amministratori, annebbia i rapporti e certe autorizzazioni.

Le intercettazioni, poi, hanno fatto il resto: sullo sfondo della tornata elettorale regionale che incoronerà Eugenio Giani, si sarebbero sponsorizzati nomi e addirittura approvati emendamenti favorevoli ai conciatori. Ma non c’è solo malaffare, nell’inchiesta keu.

Perché questo rifiuto carico di cromo è finito sotto grandi opere o nei cantieri.

La Strada regionale 429, tra Empoli e Castelfiorentino, ne coverebbe in pancia addirittura 8mila tonnellate e le analisi hanno sinora confermato tutti i sospetti investigativi.

L’inquinamento è avvenuto, in diversi siti, l’auspicio è che i danni non siano permanenti e irreparabili. Anche per la salute. Sarebbe stato Lerose, titolare di due ditte - uno a Pontedera, l’altra nel Valdarno aretino - a mescolare il keu dentro ad altri sabbioni e venderlo (o svenderlo) come materiale di riempimento nell’edilizia.

L’inchiesta aperta. Oggi, i magistrati stanno indagano ancora, nel filone “politico ambientale“, mentre è stato chiuso quello delle intimidazioni, dove è rimasta l’aggravante del metodo mafioso.

E non si esclude che dal filone principale possano nascere altri procedimenti.

 

 

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