Vaccini
Vaccini

Firenze, 14 giugno 2021 - Le varianti Alfa e Beta (rispettivamente inglese e sudafricana nella vecchia terminologia) possono sfuggire al vaccino anti Covid di Pfizer-BioNTech. Lo indica la ricerca pubblicata sulla rivista Nature Medicine e condotta in Israele con il coordinamento di Talia Kustin, dell'Universtà di Tel Aviv, e in colaborazione con il servizio di sanità pubblica israeliano Clalit. L'indagine si è concentrata sulle varianti indicate a livello internazionale come Voc (Variant of concern), ossia da considerare con preoccupazione, e si è basata sull'analisi delle sequenze genetiche del virus contenuto nei tamponi orofaringei. Sono state ottenute complessivamente 823 sequenze virali, dalla cui analisi è emerso che le persone vaccinate risultate positive sette giorni dopo la seconda dose erano state colpite dalla variante Beta (B.1.351) in modo nettamente superiore rispetto ai controlli. Tra coloro che sono risultati positivi nel periodo compreso fra due settimane dopo la prima dose e due giorni dopo la seconda si sono riscontrate forti infezioni causate dalla variante Alfa (B.1.1.7). Per i ricercatori i dati suggeriscono "una ridotta efficacia del vaccino contro entrambe le varianti entro particolari finestre temporali». Più in generale, aggiungono, «i nostri risultati sottolineano l'importanza di monitorare rigorosamente le varianti del virus e di intensificare le vaccinazioni per prevenirne la diffusione".

Riguardo alla variante Delta del covid-19 raddoppia i rischi di venire ospedalizzati per chi è contagiato, rispetto alle infezioni con la prima tipologia identificata del Sars-cov2, ora ribattezzata 'alfa'. È quanto emerge da uno studio scozzese pubblicato oggi sulla rivista 'Lancet'. L'indagine - condotta su 19.543 casi di covid registrati su 5.4 milioni di scozzesi - evidenzia però anche come i vaccini diminuiscano nettamente i pericoli ed offrano una buona protezione. Secondo l'autore della ricerca, Chris Robertson, professore di epidemiologia di salute pubblica dell'Università di Strathclyde, «è risultato evidente dallo studio delle infezioni esaminate, che la variante Delta più o meno raddoppia le probabilità di ospedalizzazione, tuttavia il rischio di ricovero diminuisce del 70% per chi ha ricevuto le due dosi di vaccino o una singola a seconda di quanto i prodotti richiedono». La protezione offerta dai vaccini disponibili - pur considerata forte anche contro questa mutazione - è inferiore: il vaccino Pfizer BioNTech ha evidenziato una protezione del 79% contro la variante Delta rispetto al 92% nei confronti del virus Alfa. Il prodotto AstraZeneca protegge al 60% nei confronti della variante Delta rispetto al 73% nei confronti di Alfa.