Il 'Ritratto di Romolo'
Il 'Ritratto di Romolo'

Firenze, 21 ottobre 2020 - Era rimasto nell’oblio per secoli: ora è stato ritrovato in una soffitta di Palazzo Pitti, e si è scoperto che anche i Medici fiorentini avevano il loro Romolo, il primo re di Roma. Si tratta di un ritratto dipinto su tavola alla metà del ‘500 da Cristofano dell’Altissimo, raffinato allievo del Bronzino, che raffigurò Romolo con una folta barba, il naso pronunciato, lo sguardo fiero, la pelle olivastra, con il capo cinto di alloro e il busto nobilitato da una morbida pelliccia.

All’inizio del ritrovamento, quell’uomo ritratto era un mistero, anonimo il soggetto così come l'autore. C’è voluta una complessa operazione di indagine tra le carte d'archivio, curata da Alberica Barbolani da Montauto e Maria Matilde Simari, per fare luce sulla tavola. Quello che avevano di fronte le ricercatrici era il "Ritratto di Romolo" perduto, realizzato alla metà del Cinquecento per la serie di dipinti dedicati agli Uomini illustri commissionata dal Granduca di Toscana Cosimo I de' Medici. Quest'opera firmata dal discepolo dei sublimi Bronzino e Pontormo, Cristofano dell'Altissimo, faceva parte della collezione conosciuta col termine di Gioviane. "Si chiamano così perché Cosimo, per realizzarla, inviò nel 1552 l 'allora giovanissimo Cristofano a Como, a copiare i ritratti originali di personalità storiche nella villa del vescovo Paolo Giovio", spiega il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt. Una raccolta oggi esposta in ordine cronologico al secondo piano degli Uffizi. Ebbene, a questa parata di celebrità della storia mancava Romolo. "Abbiamo fatto questa scoperta nell'ambito di una sistematica ricognizione di tutti i ritratti della nostra collezione che fa parte di un studio sulla raccolta delle Gioviane - precisa Eike Schmidt - i risultati di questa indagine diventeranno un libro che sarà pubblicato nei prossimi mesi". La sorpresa di Romolo non è isolata: grazie a una meticolosa ricerca storico-documentaria sono stati identificati anche altri due ritratti ritrovati nella soffitta di Palazzo Pitti, ritenuti perduti da quasi cinquecento anni: Silla ed Enrico VIII da giovane. Fino ad oggi, queste tavole non erano state riconosciute come gioviane e risultavano attribuite ad autore ignoto del XVI secolo. Lo studio dello stile, confrontato con le fonti storiche e le carte d'archivio, ha consentito di ricondurre le opere alla mano di Cristofano dell’Altissimo. ‘Non a caso nei carteggi del Granduca con il giovane artista che, nelle epistole viene chiamato pittorello per la sua giovane età, Cosimo si riferisce a Silla mixando il latino con il fiorentino contemporaneo e denominando il militare romano Silla dittator per parecchio", spiega Schmidt. Il prossimo passo è la valorizzazione. Il restauro e l'esposizione insieme alle altre Gioviane: "In particolare - precisa Schmidt - Romolo e Silla, essendo i personaggi più antichi, occuperanno le prime posizioni della collezione, insieme al re persiano Artaserse". La collezione delle Gioviane è la prima, più grande e storica collezione di ritratti a mixare professioni diverse, realizzata senza tenere conto dei confini geografici, avverte Schmidt. La riscoperta dell'immagine di Romolo si inserisce in una vasta strategia di valorizzazione della statuaria classica dei Medici. "Stiamo lavorando a realizzare un corridoio di bassorilievi classici a corredo delle sale del Cinquecento per rendere evidente quanto la pittura cinquecentesca sia debitrice ai modelli romani - annuncia Schmidt - E per il futuro è prevista la collocazione della statuaria antica al piano terra: l'inizio del percorso museale una volta che nel 2024 il cantiere dei nuovi Uffizi sarà stato completato".

 

Maurizio Costanzo