Tumori: dove curarli. La ‘mappa’ degli oncologi: a Careggi polmone e prostata. Pisa per il colon

Resta forte la differenza tra nord e sud. “Un divario di cura che si traduce in minori aspettative di vita e più alti tassi di mortalità per le patologie più gravi”

Esami (foto repertorio)
Esami (foto repertorio)

Firenze, 7 febbraio 2024 – Careggi in pole position per la cura del tumore al polmone e alla prostata. Pisa invece si distingue per la cura del tumore al colon.

In linea generale, il Nord Italia è sempre in vetta, davanti al Centro, alle classifiche per numero di interventi di chirurgia oncologica, un indicatore di affidabilità delle strutture sanitarie che dà garanzie di sicurezza ed efficacia. In questo ambito, il settentrione mantiene il primo posto nelle classifiche per centri 'sopra soglia’, ovvero che hanno compiuto un numero alto di operazioni (il limite fissato è diverso a seconda del tipo di tumore considerato), mentre il Sud è in crescita, ma con solamente 3 Regioni virtuose, Puglia, Campania e Sicilia, che coprono tutte le patologie considerate.

Complessivamente quasi un ospedale su 2 esegue interventi sotto soglia, e solo 13 hanno il bollino di qualità per i percorsi assistenziali. Il quadro aggiornato arriva da Ropi (Rete Oncologica Pazienti Italia), che ha presentato una nuova mappa aggiornata, al ministero della Salute ed elaborata partendo dai dati dell'ultimo Programma Nazionale Esiti di Agenas.

La classifica della Ropi considera 17 diverse patologie e, per quanto riguarda gli interventi per il tumore al seno, vede in testa l'Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano, con 2635 interventi l'anno, seguito dal Policlinico Gemelli di Roma (1344) e Irccs Istituto Clinico Humanitas (879), ma nella top ten compare anche il Sud nella top ten con l'Humanitas Istituto Clinico Catanese (719).

Per il tumore del polmone l'Azienda Ospedaliera Sant'Andrea di Roma conta 572 interventi, l'Ieo 538 e l'Azienda Ospedaliero - Universitaria Careggi di Firenze 462.

Tra i primi dieci figura anche l'Ospedale Monaldi di Napoli (292). Quanto al tumore dello stomaco le prime tre strutture per numero di interventi sono il Gemelli (142 interventi l'anno), l'Aoui di Verona Borgo Trento (89) e l'Irccs Ospedale San Raffaele di Milano (88).

Per il tumore del colon è ancora primo il Gemelli (505 interventi), davanti a Policlinico Sant'Orsola di Bologna (288) e all'Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana (248), ma nella top ten figurano anche il Policlinico di Bari (206) e l'Azienda Ospedaliera Cardinale Giovanni Panico di Tricase (Lecce, 202).

Per il tumore della prostata, svettano alle prime tre posizioni Careggi (726 interventi) l'Ieo (509) e la Casa di Cura Pederzoli di Verona (473), e tra i primi dieci vi è anche l'Ospedale Generale Regionale Miulli di Bari (309).

Ma se per la chirurgia oncologica il meridione sembra, sia pure limitatamente, avvicinarsi ai livelli del settentrione, per la prevenzione, per la mortalità dei tumori, nonchè per la spesa pubblica sanitaria, il gap tra le due aree del Paese resta elevato, secondo quanto conferma il report 'Un Paese, due cure. I divari Nord-Sud nel diritto alla salute’, promosso da Svimez in collaborazione con Save the Children e presentato oggi. In base alle recenti valutazioni del Crea (Centro per la ricerca economica applicata in sanità), sono il 6,1% le famiglie italiane in povertà sanitaria, perché hanno riscontrato difficoltà o hanno rinunciato a sostenere spese sanitarie. Nel Mezzogiorno la quota la povertà sanitaria riguarda l'8% dei nuclei familiari, una percentuale doppia rispetto al 4% del Nord-Est (5,9% al Nord-Ovest, 5% al Centro). Sempre nel meridione, secondo il rapporto di Svimez e Save The Children, la speranza di vita è minore al Sud di 1,5 anni: più alta anche la mortalità per tumore, pari al 9,6 per 10 mila abitanti per gli uomini rispetto a circa l'8 del Nord. «I dati del report - sottolinea il dg della Svimez Luca Bianchi - offrono la fotografia preoccupante di un divario di cura che si traduce in minori aspettative di vita e più alti tassi di mortalità per le patologie più gravi nelle regioni del Mezzogiorno. Rafforzare la dimensione universale del Sistema sanitario nazionale è la strada per rendere effettivo il diritto costituzionale alla salute».