Sestini e "La Toscana delle donne". Un clic per immortalare l’anima

Il fotoreporter ritrae 20 protagoniste nelle loro attività quotidiane. Sullo sfondo "la regione più bella del mondo"

L’inaugurazione della mostra. Da sinistra: il governatore Eugenio Giani, Massimo Sestini, Cristina Manetti e Stefania Saccardi

L’inaugurazione della mostra. Da sinistra: il governatore Eugenio Giani, Massimo Sestini, Cristina Manetti e Stefania Saccardi

Firenze, 21 novembre 2023 – Buio in sala, un fascio di luce volteggia fino a fermarsi su ciascuno dei venti ritratti di donne immortalate in un momento della propria quotidianità dal famoso fotoreporter Massimo Sestini, vincitore, tra gli altri, del World Press Photo nel 2015. Dalla mongolfierista alla bagnina in Versilia, dalla sbandieratrice alla chef, passando per la ceramista, l’allevatrice di carne chianina, la direttrice di un resort fino alla suora ricamatrice del monastero di Santa Maria di Rosano. E poi la cavatrice di marmo sulla parete di una cava di Carrara, la maestra di sci sull’Abetone, e altre che compongono un mosaico di storie che si rincorrono tra eredità di saperi e sapori. La mostra per "La Toscana delle donne" ha debuttato al Teatro Verdi, dove le gigantografie sono state appese ai palchi, avvolgendo la platea in una sorta di abbraccio, per poi trasferirsi a Palazzo Strozzi Sacrati, dove è visitabile per un mese.

Massimo Sestini, in questo lavoro ha deciso di concentrarsi su un gruppo di donne in particolare. C’è un motivo? "Non ho voluto ritrarre donne famose ma semplici professioniste, amanti del loro lavoro, contestualizzate nel loro ambiente e nello splendido paesaggio della Toscana. Sono accomunate dalla perseveranza, dalla genialità, dalla voglia di fare, dalla consapevolezza che svolgono un mestiere che amano. Ne esce una Toscana bella e brava, e questi ritratti valorizzano il pianeta donna, in un momento in cui c’è bisogno di darle attenzione".

Quale può essere il valore della fotografia, nel segno dell’inclusione, al giorno d’oggi?

"A differenza della scrittura comunica in tutte le lingue del mondo, e se ti emoziona arriva dritta al cuore. Ho voluto rappresentare donne lontane da stereotipi, raccontando un universo femminile che è presente nel mondo e lo sta cambiando in meglio". C’è un «fil rouge» che lega le foto? "Ho legato il potere straordinario della donna a quello del paesaggio toscano. Per tanti aspetti le donne sono più avanti di noi, e in questo momento storico, molto tragico, vanno valorizzate e rispettate".

Cosa ha visto nelle 20 donne che ha ritratto? E cosa si aspetta vedrà il pubblico?

"Il fotografo ha un compito ingrato perché è chiamato a tirare fuori la personalità, attraverso una foto, di persone che non ha mai conosciuto prima in vita sua. Ho cercato di enfatizzare la personalità di ciascuna, ritraendo anche la spontaneità e naturalezza della condizione femminile, pur essendo foto molto impostate, realizzate cioè su un’idea scenografica importante e studiata". Il commento più bello ricevuto da chi ha visto la mostra? "Persone con le lacrime agli occhi mi hanno abbracciato, commosse, emozionate. È il segno che ho fatto bene il mio lavoro".

E poi c’è il paesaggio.

"Una terra che il mondo ci invidia, fatta di natura, città d’arte, architetture. La Toscana è la regione più bella del mondo".