Firenze, 23 aprile 2021 - L’assessora toscana Alessandra Nardini ha le sue radici politiche nell’area pisana. Vive a Capannoli, ha studiato a Pontedera e Pisa, è cresciuta politicamente nella Valdera prima del salto in Regione. Conosce molto bene il distretto del cuoio. Compare più volte nelle intercettazioni del filone dell’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti conciari e la Regione Toscana.

Non è indagata. E’ stata consigliera regionale del Pd nella scorsa legislatura e dall’ottobre scorso fa parte della giunta Giani, dopo essere stata una campionessa di preferenze alle elezioni regionali nel collegio pisano. Ha deleghe pesanti come la Scuola e il Lavoro tanto che è stata ribattezzata la ’super assessora’. Nardini compare nelle intercettazioni dell’inchiesta della Dda fiorentina. In particolare in una dell’8 ottobre 2021 in cui gli investigatori sottolineano che lei scrive al direttore dell’associazione conciatori Aldo Gliozzi dicendo che Ledo Gori è stato confermato come Capo di Gabinetto.

Secondo gli investigatori voleva comunicare ai conciatori che avevano ottenuto ciò che volevano. «In questi anni i conciatori di Santa Croce sull’Arno sono stati tra i miei interlocutori del territorio, come lo sono stati e lo sono quelli di Ponte a Egola e come lo sono i sindacati e le associazioni di categoria di molti altri settori. Un politico che vive il suo territorio ha il dovere di confrontarsi con tutte le rappresentanze dell’economia e del lavoro» sottolinea Nardini. Ledo Gori confermato, la notizia inizia a circolare nell’ottobre scorso. «Ledo Gori – spiega l’assessora Nardini – per tutti coloro che l’hanno conosciuto per motivi di lavoro è stato un punto di riferimento istituzionale, lo è stato per tutti in Toscana e soprattutto per il nostro territorio, da cui proviene. Tutti speravano che Gori fosse confermato in quanto persona esperta e preparata. Sfido chiunque abbia avuto a che fare con Ledo a dire che non ha avuto ascolto e attenzione nell’interesse pubblico. Non l’ho certo comunicato solo ai conciatori».

Nardini, secondo le carte dell’inchiesta, è anche in una chat di dem pisani con Antonio Mazzeo, Andrea Pieroni e Giulia Deidda. In quella chat, secondo le indagini, si è parlato anche di problemi dei conciatori da affrontare. «E che c’è di strano – evidenzia Nardini – Siamo tutti esponenti istituzionali del solito partito. Quella chat è nata quando Giulia Deidda è subentrata a Filippeschi come presidente della Provincia di Pisa. Serviva per coordinarci e poi è rimasta aperta». L’assessora ed ex consigliera regionale ha avuto contributi dall’associazione conciatori per la campagna elettorale. «Sì, come altri colleghi di vari schieramenti. Duemilacinquecento euro deliberati dal cda dell’Associazione conciatori, ovviamente tutti da me rendicontati».

Nardini con i colleghi di partito Andrea Pieroni (indagato), Antonio Mazzeo e Enrico Sostegni ha presentato in consiglio regionale l’emendamento (non presentato in commissione e senza parere giuridico) alla legge sulla depurazione dei reflui a fine maggio 2020 (votata dal Pd, astenuti Lega, Forza Italia e 5 stelle, Fdi con Marcheschi non ha votato). «Ero presente, ho votato a favore, come gli altri consiglieri del Pd» ricorda Nardini. L’assessora è preoccupata per le notizie sulle infiltrazioni mafiose. «Il rischio che emerge di infiltrazioni criminali preoccupa molto e ci impone di reagire con nettezza, a tutti i livelli. Spero che la magistratura, verso cui ho massima fiducia, faccia piena luce».