Firenze, 5 agosto 2021 - L’Italia lo vuole estradare e la Spagna lo deve processare. Nel mezzo, c’ è la Germania che lo ha arrestato e deve deciderne il destino. Sta diventando un caso internazionale, oltre che un delicata questione giuridica, l’arresto del ceceno Rassoul Bissoultanov, imputato per l’omicidio del 22enne di Scandicci Niccolò Ciatti, avvenuto nell’agosto di quattro anni fa a Lloret de Mar. Bissoultanov in questo momento è nelle carceri della città di Kehl, dirimpettaia di Strasburgo (dove vive, da rifugiata politica, la famiglia del picchiatore), ma dall’altra parte del fiume Reno, in terra tedesca. Qui, nella giornata di martedì, la polizia lo ha fermato, in macchina, in compagnia di altre persone, e consultando i terminali ha scoperto che sul ceceno pende il mandato d’arresto internazionale spiccato a febbraio dall’autorità giudiziaria italiana.

Quello stesso mandato che aveva raggiunto il ceceno in carcere ma che era stato di fatto respinto dalla Spagna in nome della propria titolarità territoriale sul procedimento. Ma ora, dopo la scadenza dei termini di carcerazione, Bissoultanov è in semilibertà. Ha l’obbligo di firma una volta alla settimana a Girona - la città dove il 26 novembre inizierà il processo -, aveva ottenuto dal giudice di sorveglianza il permesso di saltare una firma per recarsi a Strasburgo per sbrigare delle faccende ma è stato ’pescato’ altrove. La polizia tedesca, raggiunta tal telefono, conferma che Bissoultanov è detenuto in Germania per il mandato internazionale e che dovrà essere consegnato all’Italia.

Sembra il caso dei due marò sott’accusa in India, ma al contrario, con l’Italia che vorrebbe procedere contro i responsabili (c’è un altro ceceno indagato dalla procura di Roma, Movsar Magomadov) di un violento omicidio contro un nostro cittadino all’estero. Più cauta, però, la posizione dell’avvocato Agnese Usai, legale italiana della famiglia Ciatti. "Non siamo a conoscenza degli atti dell’inchiesta di Roma - dichiara -: al momento le cose che sappiamo è che il 26 novembre la Spagna, seppure dopo tempi lunghissimi, inizierà il processo". Siamo dunque a un bivio, ed è difficile anche indicare la strada migliore. Luigi Ciatti, padre di Niccolò e simbolo della battaglia per la giustizia intrapresa dalla famiglia di Scandicci, ha perso la fiducia nella magistratura spagnola, soprattutto per le lungaggini dell’inchiesta che hanno consentito al principale imputato (è Bissoultanov a sferrare il calcio alla testa da cui Ciatti non si rialzerà) di uscire di prigione prima del giudizio. "Non fate uscire questo assassino dal carcere perché tenterà di nuovo di scappare", lo sfogo del genitore, che auspica con tutte le sue forze l’estradizione in Italia.