No alla Festa d’inverno. "Ma il Natale che male fa? Il laicismo taglia le radici. Sì a tradizioni e dialogo"

Gabriele Toccafondi, ex sottosegretario alla Scuola, critica la scelta dell’Iue ma attacca anche chi "sventola rosari o fa le battaglie contro il crocifisso". E difende "simboli, storie, messaggi su cui poggia la cultura europea"

Gabriele Toccafondi

Gabriele Toccafondi

Firenze, 1 novembre 2023 – “Io difendo il Natale, come la nascita di Gesù bambino, il Presepe o il crocifisso come simboli di una storia, una presenza, una cultura. Ma difendo anche e soprattutto la libertà per tutti, cristiani compresi, di professare la loro fede in tutto il mondo". Dopo la presa di posizione di Vannino Chiti, simbolo del centrosinistra toscano, scende in campo anche Gabriele Toccafondi, esponente di Italia Viva, ex sottosegretario alla Pubblica Istruzione, da sempre vicino al mondo di Comunione e Liberazione.

“Vorrei che gli stessi luminari che pensano di ’abolire’ il Natale all’istituto di Fiesole dicessero qualcosa ai tanti paesi in cui solo professarsi cristiano significa andare in carcere" sottolinea. E le sue critiche vanno anche oltre: "Difendo questi simboli, ma non sopporto chi utilizza i simboli cristiani come una bandiera". C’è "chi in questi anni ha sventolato i rosari come fossero bandiere e chi chiede di togliere i crocefissi dalle pareti, per me sono due facce dello stesso errore. Il crocifisso o il rosario oppure il Natale sono parte integrante di una religione di pace e condivisione, di dialogo nella ricerca della verità".

E cita "un bellissimo articolo scritto nel 1988 sull’Unità dalla scrittrice e parlamentare comunista, di origine ebraica, Natalia Ginzburg, dal titolo ‘Quella Croce rappresenta tutti’. La Ginzburg, a difesa della croce nelle aule scolastiche, sottolineava che ’il crocifisso non genera nessuna discriminazione. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente’. Ecco cosa vuole dire veramente laico e non laicista".

Proprio Vannino Chiti, nell’intervista a La Nazione, ha puntato il dito sul rischio laicismo sottolineando che "la sinistra a volte è distratta, altre ha una visione superficiale delle religioni, una concezione della laicità che talvolta, guardando indietro, sfocia in laicismo". E Toccafondi sottolinea il pericolo: "Impedire la realizzazione di un presepe in una scuola o abolire il senso del Natale ovvero la nascita di Gesù, sono atti che si ripresentano periodicamente e che reputo privi di reali ragioni e indotte da un laicismo esasperato, che si nasconde dietro la presenza di alunni stranieri o di altre religioni, ma che nulla ha a che vedere con una sana laicità. Il laicismo porta al cinismo, al nichilismo, niente ha più senso e mi pare che di questi tempi abbiamo bisogno di tutto tranne che di questo".

E se proposte di riscrivere la cultura vengono da luoghi in cui la formazione e il confronto delle idee prevalgono? "Quando la proposta arriva da luoghi educativi siamo di fronte a una posizione irragionevole che spero sia dettata solo da un malinteso senso di laicità. Un presepe, un crocifisso, ma anche il nome Natale come la festa della nascita di Gesù, che male fanno? Sono simboli, storie, messaggi che uniscono, e su cui poggia la cultura europea, di cui è intrisa l’identità storico-culturale del nostro Paese". Perché "Scuola e Università non sono solo accumulo di nozioni ma rappresentano un percorso educativo che non deve rinnegare la nostra identità e storia".

E fa riferimento alla sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 2011: "Neppure il crocifisso esposto nelle aule scolastiche viola il principio della laicità degli istituti educativi". Il Natale "è la memoria di un fatto storico e non solo un avvenimento di fede per molti credenti. Davvero c’è qualche luminare che pensa che se diciamo ’Natale’ o se ricordiamo che festeggiamo la nascita di Gesù bambino, qualcuno si senta turbato? Stessa cosa direi con il Presepe, che male può fare un simbolo di pace?".