REDAZIONE FIRENZE
Cronaca

Dogaia, evasioni record: "Agevolati dalle guardie"

Recapitato l’avviso di conclusione indagini a due agenti e quattro detenuti. Altri 31 indagati per "connivenza" dopo la maxi perquisizione dei giorni scorsi.

Il procuratore di Prato Luca Tescaroli

Il procuratore di Prato Luca Tescaroli

Il carcere colabrodo. Cinque evasioni in sette mesi di detenuti in semilibertà. Una "agevolata" dalla condotta di due agenti della polizia penitenziaria (il comandante pro tempore e un assistente), che avrebbero "dimenticato" di chiudere la porta della sezione consentendo così la fuga del condannato. E’ quanto contesta la procura di Prato a quattro detenuti del carcere della Dogaia e ai due agenti a cui ieri è stata recapitato l’avviso di conclusione delle indagini.

I fatti si riferiscono a un arco di tempo che va dal novembre del 2024 fino al primo luglio di quest’anno, appena due giorni dopo la maxi perquisizione della scorsa settimana nel carcere di Prato che ha portato a indagare 27 detenuti – metà ristretti nella sezione di alta sicurezza e in regime di 41 bis (mafia) –, tre agenti della penitenziaria e un’addetta alle pulizie. I detenuti – secondo quanto riferito dal procuratore Luca Tescaroli – sarebbero riusciti a introdurre nel carcere cellulari, router e droga con la "connivenza" di agenti corrotti e di personale di servizio.

Appena cinque giorni dopo le contestazioni, è arrivata la seconda tegola riferita alle cinque evasioni di quattro detenuti in regime di media sicurezza, tutti condannati in via definitiva per "plurimi reati".

Gli episodi sono avvenuti il 27 novembre e 20 dicembre 2024, il 26 maggio, 12 giugno e il primo luglio, durante la fruizione di permessi premio e di permessi per necessità. In particolare, in due casi i detenuti erano stati autorizzati a trascorrere il permesso alla casa di accoglienza della Caritas, usata per occultare e rifornirsi della droga da portare ai reclusi in cella. L’evasione più clamorosa quella del 20 dicembre 2024 per la quale sono stati indagati il comandante e l’assistente per "aver agevolato in modo colposo l’evasione".

Secondo la procura venne notificato in ritardo al detenuto, Vincenzo De Luca, il provvedimento di sospensione del regime di semilibertà al quale era sottoposto. Inoltre non venne inserito nella sezione ordinaria, in violazione delle disposizioni del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, consentendo l’allontanamento dell’uomo grazie alla porta lasciata aperta. Il detenuto venne rintracciato la sera stessa a Firenze e bloccato dopo una strenua resistenza.