Daniele Belotti (Lega)
Daniele Belotti (Lega)

Bergamo, 22 marzo 2020 - "Siamo in trincea. Siamo diventati la Wuhan italiana, siamo divorati dall'angoscia minuto dopo minuto per i nostri morti, ma non molliamo di un centimetro". Daniele Belotti, bergamasco, calato prima a Roma a fare il deputato e poi in Toscana come coordinatore regionale del partito di Salvini, è attaccato al telefono giorno e quasi notte "e non sono parenti o amici, ma gente che ha bisogno".

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Le ultime telefonate?

"Un sindaco della vallata bergamasca che ha difficoltà a portare la spesa agli anziani che non hanno più parenti perché sono tutti in quarantena e un cittadino che sta cercando disperatamente una bombola di ossigeno".

Lei è sempre abituato a lottare ma a Bergamo la situazione è incredibile.

"I morti sono molti di più di quello che dicono, è vero. È un'ecatombe vera e propria nelle case di riposo. Quando va bene sono dimezzate dai decessi".

Più di un terremoto terribile.

"Una cosa più grande di noi".

La vita stravolta.

"È così ma ora pensiamo solo a darci da fare, ci sarà tempo per riflettere su sbagli e carenze. Ora dobbiamo sostenere medici e infermieri, gli ospedali, non chiedere commissioni di inchiesta. Qui tutto è cambiato".

 Un altro mondo.

"Tutto stravolto. Una ditta di gas medicali lavora 24 ore su 24, un'altra che produce flussometri per le terapie intensive prima aveva 300 ordini all'anno, ora ne ha 120 al giorno. E tanto altro".

Ci sono pagine e pagine di necrologi sull'Eco di Bergamo.

"Io mando decine di messaggi di condoglianze al giorno. La mattina quando mi sveglio leggo il giornale e trovo anche dieci morti alla volta di un piccolo paese qui vicino".

Le ambulanze non mettono più la sirena.

"Campane a morto, sirene di ambulanze, strade deserte, militari che portano via le bare: viviamo costantemente nell'angoscia".

 Una tragedia epocale.

"Lo sa cosa mi colpisce di più? La fila delle ambulanze al pronto soccorso. Restano lì almeno i malati a bordo hanno l'ossigeno".

La Storia cambierà.

"Saremo segnati per sempre".

Dalla Toscana c'è stato subito un legame di solidarietà.

"Tanta, tantissima. Messaggi, mobilitazione, donazioni. Tanti mi chiamano e mi dicono ' Cosa posso fare?'. E io li ringrazio di cuore. Come dal resto d'Italia".

 Lei è anche super tifoso dell'Atalanta. La curva è in campo.

"Ci siamo sempre. Il tempo ci dirà se la partita di Milano in Coppa sia stata veicolo di ipercontagio. Intanto c'è chi lotta con la malattia e chi si dà da fare. Saremo anche brutti, rozzi e cattivi ma siamo sempre in prima fila per noi e per gli altri che hanno bisogno. I tifosi hanno donato subito i rimborsi della partita di Coppa che non si è svolta per 60mila euro e ora ci diamo da fare per aiutare la nostra gente come abbiamo fatto quando siamo andati all'Aquila ad aiutare i terremotati. E nel frattempo sogniamo un mondo migliore per tutti... e anche la finale di Champions".