
Lo scandalo delle terre avvelenate dal keu era scoppiato nell’aprile di tre anni fa. Si torna in aula il 20 settembre
Firenze, 8 giugno 2024 – Udienza “lampo” , ieri, per il caso Keu. Il pubblico ministero ha chiesto la modifica di due capi di imputazione e il giudice per l’udienza preliminare, accogliendo la richiesta delle difese, ha disposto la notifica del verbale contenente le modifiche agli imputati assenti. Si torna in aula il 20 settembre, dunque, anche per l’eventuale ammissione delle presunte parti offese. Ma il tema, oggi, è un altro e lo spiega l’avvocato Luca Scarselli, che assiste sedici cittadini proprietari di terreni e case sulla strada regionale 429 Empolese-Valdelsa – qui, secondo le indagini, le "terre avvelenate" sarebbero finite a tonnellate nel quinto lotto – che chiedono di costruirsi parte civile.
Così come assiste il Comitato Vittime di Podere Rota di Arezzo e l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico, che figurano insieme a Comuni, sindacati, associazioni, fra la quarantina di soggetti che si ritengono parti offese e danneggiate. "Il punto è che siamo solo all’inizio – dice l’avvocato Scarselli –. Il problema non è certo un rinvio di tre mesi. Questa, però, è la fase preprocessuale e c’è da capire intanto se si va a processo e poi, eventualmente, con quali imputazioni. Il nostro timore non è tanto legato alla parte centrale dell’inchiesta, ma ai reati minori che con i tempi che si allungano potrebbero essere a rischio prescrizione". Uno scandalo , quello del Keu, che arriva nell’aula penale a tre anni dallo scoppio dell’inchiesta e a quattro anni dall’indagini. Era immaginabile che il percorso sarebbe stato molto complesso per il numero di imputati e per la varietà di reati contestati. E’ altrettanto evidente che chi si ritiene parte offesa vorrebbe che la vicenda "entrasse nelle sostanza quanto prima".
"Per i cittadini che risiedono sulla 429 – spiega il legale – abbiamo fatto un atto unico per la costituzione di parte civile, corredato da una perizia nella quale indichiamo il presunto danno, in termini di valore degli immobili, per la vicinanza all’area dov’è stato trovato il Keu: complessivamente la stima del perito è di circa un milione di euro. Infine un altro tema, ovvero che il Keu è ancora lì, e quanto dovranno aspettare queste famiglie per la bonifica dell’area".
La procura antimafia di Firenze, per l’inchiesta keu, chiede di mandare a processo 24 persone (anche un sindaco e un consigliere regionale) e sei società. Questi i soggetti che, a vario titolo e con posizioni diverse, rischiano il processo: per il filone di Santa Croce, Alessandro Francioni, Franco Donati, Nicola Andreanini, Silvia Rigatti, Lorenzo Mancini, Cristina Brogi, Antonio Lasi, Fabrizio Veridiani, Aldo Gliozzi, Maila Famiglietti, Alberto Benedetti, Giulia Deidda, Edo Bernini, Ledo Gori, Andrea Pieroni, Francesco e Manuel Lerose, Annamaria Faragò. Per il filone aretino Claudio Tavanti, Claudio Guadagnoli, Luca Benvenuti, Claudio Fagioli, Mario Guidelli, Francesca Tartamella. I capi di accusa contestati nell’inchiesta vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alle attività organizzate di traffico illecito di rifiuti e inquinamento amb ientale, all’abuso di ufficio fino alla corruzione elettorale.
Era l’aprile del 2021 quando scoppiò il caso delle terre ritenute avvelenate che sarebbero finite a tonnellate in mezza Toscana per riempimenti e sottofondi stradali nonostante non ne fosse consentita tale modalità di recupero, perché avrebbe potuto rilasciare nel suolo e nelle acque sotterranee significative concentrazioni di metalli pesanti (cromo ed altre sostanze). Nelle carte dell’inchiesta arrivata davanti al gup sono 13 i siti ritenuti inquinati.
Carabinieri forestali e Arpat – dopo aver bloccato con il blitz del 2021, quando scoppiò lo scandalo, il sistema di smaltimento illecito – è emerso che da mesi starebbero mettendo sotto osservazione altri luoghi potenzialmente interessati dal keu. Gli esami e le verifiche di Arpat e carabinieri si starebbero concentrando su una sessantina di siti in tutta la Toscana. Accertamenti che, in base all’esito, potrebbero originare un "Keu bis".