Lorenzo Baglioni
Lorenzo Baglioni

Firenze, 9 giugno 2020 - Ah già , a settembre si torna a scuola. E ora come si fa? Targhe alterne tipo le macchine, i maschi i giorni pari le femmine quelli dispari, quelli nati da gennaio a giugno il lunedì (e così via…), oppure il plexiglass (amato solo da quelli che lo producono) a dividerci dagli sputazzi del prof di Italiano che recita il dantesco “Pape Satàn, pape Satàn aleppe” (e bacilli che volano liberi a ogni allitterazione della lettera ‘p’). Le indicazioni per il rientro sono meno chiare della definizione del termine congiunto, ma in un modo o nell’altro torneremo.

Perché non possiamo continuare a scrivere “c’è la faremo” altrimenti non ce la faremo mai, e quindi abbiamo bisogno di cultura, di istruzione e di una scuola efficiente che riesca a fare bene il proprio lavoro: educare i ragazzi, che, lo voglio dire perché alle volte la retorica è di una efficacia genuina e disarmante, sono il nostro futuro (oh, l’ho detto, senti bene…!). Con la speranza che questo momento diventi presto un brutto ricordo ma non venga dimenticato, anzi sia stimolo e di cambiamento. Perché qualcosa in effetti lo abbiamo imparato. Per esempio, una cosa che mi sta a cuore da quando la scuola la vivevo da studente, ma soprattutto da quando ho avuto l’onore (sì, perché insegnare è forse il più nobile dei mestieri) di frequentarla dall’altra parte della cattedra: la scuola deve stare al passo con i tempi, perché il mondo su cui sono poggiati i banchi corre e cambia a una velocità pazzesca.

Un esempio pratico: la tanto bistrattata didattica a distanza è uno strumento di una ricchezza incredibile, che in una situazione di normalità non deve scomparire ma deve compensare, aiutare, e completare le normali lezioni frontali perché integra modi di comunicare e raccontare le cose molto più vicini al linguaggio dei ragazzi. Spero si capisca sempre di più che la scuola ha bisogno di attenzioni, economiche (perché senza lilleri ‘un si lallera), logistiche e strutturali perché sia di vera formazione e crescita per i ragazzi.