Andrea Orlando
Andrea Orlando

Firenze, 5 dicembre 2021 - Il Pd "ha il 37% di elettori tra i pensionati, il 25% tra dirigenti e professionisti e il 19,6% tra i lavoratori autonomi, quello che una volta si definiva il ceto medio. Il 14% tra i disoccupati e l’8,2% tra gli operai. Credo che, dopo un’analisi di questo genere, sarebbe opportuno che si convocasse un organismo del nostro partito per discuterne" ha detto il ministro del Lavoro Andrea Orlando l’altra sera durante la convention del Pd a Genova. "Se vogliamo ricostruire una coesione sociale e vogliamo esserne perno dobbiamo porci questo grande problema perché c’è un pezzo importante del lavoro operaio, della fatica, che non si riconosce più nelle forze del centrosinistra e del Pd. Non c’è un problema ideologico, non è che basta tirar fuori vecchie bandiere - ha aggiunto -. C’è il problema di farsi carico di nuove esigenze e nuovi bisogni e di una rabbia profonda dovuta alla svalutazione del lavoro e alla crescita delle diseguaglianze".

Ma il Pd ha raccolto l’appello del ministro del Lavoro e esponente spezzino dem di particolare rilievo? Sta più in mezzo agli operai, che a braccetto degli imprenditori? L’altro giorno il Pd era favorevole al contributo di solidarietà per chi ha un reddito maggiore di 75mila euro per costituire un fondo finalizzato ad aiutare contro il ’caro bollette’.

Un po’ poco per un partito che si dice riformista, un po’ poco per un partito che pensa che "la patrimoniale" sia da tirare fuori un giorno sì e un altro giorno anche. Servono idee, proposte, strategie. Programmi rinnovati e incisivi. Gli operai stanno abbandonando il Pd, non hanno più fiducia basta ricordare i casi Gkn e Bekaert, le crisi liguri, le difficoltà in Umbria.

Il decreto delocalizzazioni, firmato dal ministro Orlando e dalla viceministra Todde (Movimento 5 Stelle) langue sotto il fuoco dei veti incrociati tra partiti e Confindustria. Poteva essere un primo segnale che il centrosinistra dava. Anche al mondo operaio.