Luigi Caroppo
Luigi Caroppo

Firenze, 17 agosto 2019 - Non solo moda (pronta), adesso i cinesi di Toscana e specialmente di Prato (vera capitale orientale in Italia) stanno diversificando gli investimenti in altri settori di mercato. In primis nel commercio (bar soprattutto, ma anche supermercati low cost), ma anche nell’istruzione. L’ultima notizia dal territorio è che alcuni imprenditori cinesi si sono comprati dalle suore di Seano, comune alle porte di Prato, l’asilo nido chiuso da tempo. E presto lo riapriranno. 

Battuto il parroco che di quei locali voleva farci un luogo di aggregazione per la comunità. Niente da fare. La struttura delle Mantellate sarà gestita dai privati cinesi. Un altro tassello della presenza sempre più massiccia della Chinatown che si dirama. Soldi su soldi girano nel commercio. L’ultimo businness si chiama bar. I cinesi ne hanno comprati molti da commercianti pratesi anche con insegne storiche, molto conosciuti e molto frequentati. Idem nella ristorazione dove si abbinano i locali tradizionali ai locali «italiani» a conduzione orientale. E poi c’è il settore produttivo legato alle confezioni. Soprattutto pronto moda, tanto che qualche attento osservatore e saggio imprenditore locale ha sentenziato: «A Prato sta nascendo la più grande produzione pronto moda d’Europa».

Del resto basta guardare cosa accade nel macrolotto 2 al confine con Campi Bisenzio, dove i capannoni nascono come funghi. E chi li compra? I cinesi. Ma non solo: i cinesi stanno allungando la loro filiera andando a gestire in prima persona anche le tintorie. 
Due domande aleggiano da ormai tanto tempo dal centro alla periferia. Cosa farebbe Prato senza i cinesi, quale destino avrebbe? E la seconda: ma tutti questi soldi, fiumi di denaro in contante, da dove arrivano? La procura pratese a quest’ultima domanda ha dato spesso risposte con sequestri e denunce, con arresti nell’ambito dell’attivissima mafia orientale che ha nella città toscana uno dei centri di riferimento. 
La strada della legalità è ancora molto lunga come quella della vera e proficua integrazione.