La direttrice de La Nazione Agnese Pini
La direttrice de La Nazione Agnese Pini

Firenze, 13 febbraio 2020 - La premessa: lei, giovane e single, ha una relazione con un collega sposato. Il risultato: lei, solo lei, perde il posto, la faccia, le aspirazioni. Amen. Questa è una storia vecchia come il mondo e attuale come non mai, che balza oggi all’onore delle cronache perché la lei in questione, aspirante carabiniera, non ha accettato in silenzio la stroncatura sulla sua condotta e sul suo futuro, ma si è trovata un avvocato e ha fatto ricorso al Tar. Che in primo grado le ha dato ragione.

Ora: la vicenda assume toni universali, e poco importa che sia accaduta in una caserma della Lucchesia. Perché l’onorabilità e la reputazione di una donna passano ancora oggi attraverso il suo curriculum sessuale e sentimentale. Ecco la cruda realtà: una donna sposata, o stabilmente accompagnata, è considerata più affidabile e in generale più rassicurante rispetto a una donna single, soprattutto se giovane, mentre una donna dalla fisicità prorompente e magari anche disinvolta è guardata con sospetto. Una donna che poi osa intrattenere con un collega una relazione, magari clandestina, ha altissime probabilità di vedere compromessa la propria carriera.

E questo vale nelle grandi città e nei piccoli centri, nelle università e nelle botteghe, nelle multinazionali e negli uffici di provincia, nelle fabbriche, nelle biblioteche, nelle caserme, nei giornali. Espressioni come quella lì è una tipa chiacchierata, è una poco di buono, fino ai più sottili è una furba, è una che la sa lunga, è bella sveglia, ci sa fare, sono ancora parte di un vocabolario comunemente accettato e ampiamente usato a qualunque livello sociale e culturale tanto dagli uomini quanto dalle donne.

Spesso e volentieri certe valutazioni morali incidono e non poco sul percorso professionale di una donna. Spesso e volentieri certe stroncature rovinano carriere e fiaccano autostima e ambizioni. Trasformano donne promettenti in donne frustrate. So bene che giunti a questo punto molti e molte di voi commenteranno: in tante usando il corpo hanno fatto grandi carriere. Mi permetto di dissentire: sono talmente poche le donne amministratrici delegate, professoresse universitarie, primarie d’ospedale, segretarie di partito o addirittura premier (zero, in questo caso) che parlare di carriere mi sembra quanto meno azzardato. Il resto sono le solite chiacchiere buone per i pettegolezzi alla macchinetta del caffè.