Una donna carabiniere (foto repertorio)
Una donna carabiniere (foto repertorio)

Lucca, 13 febbraio 2020 - Un affaire di cuore, una relazione sentimentale con un superiore, sposato con figli, punita con due giorni di consegna, ha pesato nel giudizio finale su ‘qualità morali e buona condotta’. In ultimo l’ombra di un presunto atteggiamento sessista, discriminatorio e moralista proiettato in un’aula giudiziaria.

E’ tramontata così – per ora – la volontà di una giovane carabiniere, già in servizio in Lucchesia, di essere ammessa in servizio permanente, dopo il periodo di ferma volontaria. Gli step intermedi, schede di valutazione, erano sufficienti. Tranchant, senza appello, invece, il finale: "Carenze comportamentali, scadente affidabilità sul piano attitudinale, rendimento progressivamente in flessione, minor senso della disciplina militare, non meritevolezza per carenti qualità morali e buona condotta".

Ma la ragazza rientrata nei ranghi civili ha fatto ricorso al Tar Toscana-I sezione, che l’ha accolto: annullati procedimento e decisioni del Comando Generale. L’Avvocatura di Stato – che rappresenta l’Arma – ha sei mesi di tempo appellarsi al Consiglio di Stato.

Quattro anni da carabiniere volontario in ferma breve poi il collocamento in congedo disposto il 27 maggio 2019, ribadito il 18 novembre. Delusione cocente, la divisa riposta in un cassetto, il ritorno alla vita civile nonostante il parere favorevole e all’unanimità alla permanenza della ragazza nell’Arma (parere obbligatorio non vincolante) di un organo terzo, una Commissione. E i pareri dei comandanti delle stazioni che hanno avuto la militare alle loro dipendenze.

Tutto o in gran parte si direbbe per ‘quella relazione’: "Sebbene nubile e assegnatario di posto letto (la ragazza, ndc) pernottava regolarmente all’esterno della caserma e intratteneva una relazione con un altro militare dell’arma coniugato, cagionando disagio al servizio istituzionale. Poi la battaglia al Tar (presidente Atzeni, consigliere Viola, estensore Ricchiuto). E nell’ambito del dibattimento – secondo la ragazza e il suo legale Michela Scafetta – è aleggiato l’atteggiamento sessista della controparte, l’Avvocatura dello Stato.

«Ha espresso un giudizio morale dai toni sessisti rivolto solo a lei (e non anche al carabiniere, ndc) che non ha prole, né è coniugata...". Ma il Tar ha fatto cancellare queste frasi "offensive" dalla memoria difensiva. Sul ricorso accolto scrivono i giudici che "è evidente che la valutazione di non ammissione risulti contraddittoria e irragionevole in relazione agli atti, finendo per essere fondata sulla sola sanzione disciplinare e sulla relazione...episodi circoscritti che non esauriscono la valutazione complessiva sul rendimento, ritenuta sufficiente in tutte le schede di valutazione.

Peraltro ha rilevato il Tar che "un tale giudizio ha l’effetto di incidere sul diritto al lavoro, diritto essenziale: non può limitarsi ad attribuire rilievo a un determinato comportamento senza... coerenza complessiva della motivazione e proporzionalità della decisione".

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