La direttrice de La Nazione Agnese Pini
La direttrice de La Nazione Agnese Pini

Firenze, 5 luglio 2020 - Che estate sarebbe senza tormentone? Quello del 2019 fu il Papeete, quello del 2020 si chiama “semplificazione“. Ovviamente in chiave anti burocrazia. Così la semplificazione è la nuova panacea dell’epoca post pandemica, l’unguento che dovrà salvarci da ogni male (sanitario ed economico), il grande tema che rianima i corridoi politici dove altrimenti il dibattito si ridurrebbe mortalmente insonnolito alla solita litania sulla durata del Governo, sulla tenuta di Conte e sulla legge elettorale. E allora facciamo anche noi un’opera buona di semplificazione.

In due parole: lo scontro principale sul cosiddetto Decreto Semplificazione riguarda le nuove modalità con cui gestire la conduzione dei cantieri. Italia Viva e Cinque Stelle dicono che il nostro Paese potrà ripartire davvero solo "semplificando al massimo il codice degli appalti", che significa sospendere le gare per quelli sotto i cinque milioni, vale a dire il 95% degli appalti totali in Italia. Leu e parte del Pd sostengono al contrario una maggiore prudenza nel mettere mano a un codice che garantisce innanzitutto un freno al malaffare e alla criminalità organizzata in uno dei Paesi con il più alto tasso di corruzione d’Europa. Si capisce da qui perché una questione che potrebbe sembrare solo tecnica sia invece tutta politica, ed estremamente delicata: insomma, per restare in tema, tutt’altro che semplice. Mettere mano al codice equivale infatti a mettere mano a un fiume di soldi che possono sì rilanciare l’economia buona, ma anche dare un grosso impulso a quella opaca.

Vale la pena a questo proposito ricordare anche le parole di Francesco Merloni, presidente Anac: "Ben vengano tutte le semplificazioni, ma non è togliendo le regole che il sistema funziona meglio. Al contrario, le deroghe indiscriminate creano confusione, le imprese non hanno punti di riferimento e si rischia di favorire il caos e la paralisi amministrativa".

Quindi siamo sicuri che semplificare sia utile e non solo l’ennesimo tentativo di riscossa un po’ populista, in un Paese che certo ha bisogno di semplicità ma non di troppo comodi semplicismi? La cosa che suona più bizzarra è che il Governo che porta avanti la battaglia sulla semplificazione sia lo stesso che nella storia recente ha prodotto la quantità più incredibile e fantasiosa di decreti nei mesi del lockdown. Per capirli occorrevano almeno due settimane buone, ovvero giusto il tempo necessario affinché Palazzo Chigi ne sfornasse di nuovi, altrettanto confusi. Memorabile fu la storia dei congiunti, della serie: quando la burocrazia ficca il naso perfino nei sentimenti. "Semplificazione": più che il tormentone, il paradosso dell’estate.
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