Silvia Orlandi e Andrea Morricone
Silvia Orlandi e Andrea Morricone

Firenze, 3 ottobre 2020 - È stata una serata di grandi emozioni quella che si è svolta ieri sera al Grand Hotel Westin Excelsior di Firenze, dal titolo “C'era una volta la musica: Ennio Morricone e Sergio Leone”. Ad organizzarla il Rotary Club Firenze Brunelleschi, presieduto da Silvia Orlandi, che per l'occasione ha potuto vantare la presenza di un'ospite d'eccezione: Il maestro e compositore Andrea Morricone, figlio di Ennio, che ha suonato per i presenti alcuni brani composti dal padre, insieme ad altri firmati di proprio pugno. Sono infatti oltre 30 le colonne sonore realizzate per il cinema, il teatro, la televisione, la radio e l'elettronica, così come numerosi sono i premi nazionali e internazionali ricevuti.

«Devo dire grazie a Giovanni Bogani, giornalista e critico cinematografico, che ci ha permesso di raggiungere Andrea Morricone ed averli entrambi ospiti della nostra serata - commenta Orlandi -. Emozioni uniche e irripetibili, come la bellezza delle note suonate dal maestro, che hanno avuto per noi rotariani un valore ancora più profondo perché l'occasione ci ha permesso di raccogliere fondi a favore dei due services principali della nostra annata: il primo destinato al finanziamento di progetti di screening neonatale di malattie rare pediatriche e il secondo alla ristrutturazione di ambienti dell'istituto degli Innocenti dedicati alle madri e ai bambini ospiti della struttura».
Bogani e Morricone hanno ripercorso la storia della musica legata al compianto maestro, attingendo anche a suggestivi ricordi personali come le raccomandazioni che Ennio faceva al figlio piccolo, già appassionato di musica «La mediocrità non deve esistere. Arrivare alla composizione di una musica è un grande esercizio -sono le parole di Andrea Morricone-, per il quale bisogna essere dotati di cultura e conoscenza del mondo, della storia e della filosofia, non soltanto legate alla musica. Per comporre bisogna essere sempre aggiornati, conoscere, leggere tantissimo. Mio padre mi ha insegnato che devo sempre dare il meglio».

Caterina Ceccuti