Ignazio Visco
Ignazio Visco

Arezzo, 31 gennaio 2015 - Banca d'Italia si difende. Si difende dall'accusa, apertamente rivoltale da molti, di aver agito senza ponderare quando il 22 novembre fu varato il decreto salvabanche che ha ha scatenato una bufera lunga e due mesi, e anche dalle indiscrezioni secondo le quali sarebbe stata proprio via Nazionale lo sponsor discreto che stava alle spalle dell'Opa non andata in porto di Popolare Vicenza, fra il maggio e il giugno 2014. Lo fa con il governatore Vincenzo Visco che parla al Forex di Torino e lo fa anche con un questionario a domande e risposta apparso sul sito Web dell'istituto di emissione.

I primi «seri problemi» emersi su Banca Etruria vennero alla luce nell'ispezione disposta dalla Banca d'Italia a fine 2012 e conclusa a marzo 2013. È quanto si legge nel documento dell'istituto centrale che ricostruisce le azioni di vigilanza sulle 4 banche. Secondo Banca d'Italia l'ispezione evidenziò un giudizio in prevalenza sfavorevole e l'incapacità degli organi aziendali di risanare la banca con un forte deterioramento dei crediti. Il patrimonio comunque era ancora sopra i minimi e nell'agosto del 2013 la banca il capitale di 100 milioni.

La Banca d'Italia al termine del 2013 dopo la prima ispezione chiese a Banca Etruria una serie di decise misure correttive e, soprattutto, l'integrazione in un gruppo in grado di apportare capitale. È quanto si legge ancora nel documento di via Nazionale che riassume le azioni di vigilanza sulle 4 banche. Nel corso del 2014 il nuova cda banca rifiutò l'unica offerta ufficiale «autonomamente avanzata dalla Banca Popolare di Vicenza» e così fu inviata una nuova ispezione, che si svolse da novembre 2014 a febbraio 2015 e che portò poi al commissariamento.

L'istituto di Visco non ha sponsorizzato una fusione fra Popolare Vicenza e Banca Etruria, come si legge nelle 'domande e rispostè pubblicate sul sito web di Bankitalia. «L'ipotesi fu autonomamente avanzata dalla banca vicentina. La Vigilanza, come da prassi, ascoltò le ragioni di entrambe le parti per formarsi tempestivamente un giudizio ai fini dell'autorizzazione». «Ma il negoziato non proseguì perché le parti non si misero d'accordo e nessuna richiesta di autorizzazione fu mai formalmente avanzata».

Nel caso dell'Etruria spicca il giudizio di via Nazionale sul cda che si insedio' nel 2014 con alla presidenza Lorenzo Rosi e alla Vice presidenza Pierluigi Boschi, che era gia' stato consigliere nel triennio precedente. Il cda in questione - scrive la Banca d'Italia - "non assicuro' la richiesta discontinuita' gestionale con motivazioni di difesa del territorio e di indipendenza della banca e rifiuto' l'unica offerta ufficiale, autonomamente avanzata dalla Popolare di Vicenza". La Banca d'Italia gia' a dicembre 2013 aveva chiesto al precedente cda di integrare la banca con un partner piu' solido.

Il processo di risoluzione delle quattro banche (Etruria, Marche, CariFerrara e CariChieti) "e' stato avviato in assenza di soluzioni alternative di mercato". La Banca d'Italia ha agito "con attenzione e tempestivita' nel rispetto delle norme esistenti". Lo ha affermato il governatore Visco, facendo per la prima volta il punto sulla vicenda e ricostruendo meticolosamente tutti i passaggi nell'intervento all'Assiom Forex.

Visco ha descritto le mosse della Banca d'Italia nella risoluzione di Banca Etruria, Marche, cariFerra e CariChieti, che "detenevano circa l'1% dei depositi bancari". E' stata "una sequenza di interventi posta in atto, nei quattro casi in esame come in tutti gli altri di crisi bancaria affrontati dalla Vigilanza (circa 100 negli ultimi 15 anni) con attenzione e tempestivita' nel rispetto delle norme esistenti. La procedura di risoluzione e' stata vviata "in assenza di soluzioni alternative di mercato, data l'irreversibilita' del dissesto e l'emergere di insostenibili tensioni di liquidita'". Visco ricorda che "nonostante l'impegno dei ommissari e nonostante l'avvio di trattatve con varie possibili controparti nno si sono concretizzate offerte da parte di investitori".

Inoltre "a differenza di quanto accaduto in crisi passate non e' stato possibile avvalersi della disponibilita' di intervento manifestata dal Fondo interbancario di tutela dei depositi". Quanto al taglio nella valutazione delle sofferenze, prosegue "l'accertamento delle perdite e quindi dei costi della risoluzione e' stato condotto non in modo dscrezionale ma in base a precise norme europee. La valutazione particolarmente conservativa delle soffereze risponde alle previsioni della direttiva europea e all'interpretazione della disciplina assunta dalla Commissione europea e corrisponde all'approssimazione del vaore teorico che avrebbero assunto in media nell'ipotesi di una loro immediata cessione sul mercato. I costi sono stati sopportati per la maggior parte dal sistema bancario, non vi sono stati trasferimenti di risorse pubbliche".

Infine, a margine del convegno, interviene l'ad di Monte dei Paschi Fabrizio Viola. Le quattro 'good bank' che hanno ereditato gli asset buoni di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti "al momento non sono oggetto di interesse" per Mps. Lo ha chiarito  Viola, fuori dal Forex. "Non e' una cosa cui ho mai pensato, se ne puo' parlare in futuro ma al momento no. Mi verrebbe da dire - ha concluso - che e' fantascienza".