"Vogliamo la pace per i nostri figli". Il messaggio dei ragazzi di Rondine

Il presidente della Cittadella Vaccari: "Il confronto va coltivato ogni giorno per battere la cultura dell’odio"

"Vogliamo la pace per i nostri figli". Il messaggio dei ragazzi di Rondine

"Vogliamo la pace per i nostri figli". Il messaggio dei ragazzi di Rondine

D’Ascoli

"Vogliamo la pace per i nostri figli. Ogni volta che me lo dicono questi giovani, che figli ancora non ne hanno, mi commuovo". Franco Vaccari è un messaggero di pace in un mondo che sembra sul punto di entrare in guerra. Il metodo Rondine, quello che aiuta a gestire i conflitti nelle scuole sembra un soffio di vento di fronte a parole e gesti di guerra di Putin e Zelensky, di Netanyahu e dei vertici di Hamas. Eppure Rondine non abbandona il suo sogno di pace: la Cittadella ha aperto nel 1995 durante la guerra in Cecenia e ospita giovani che non si arrendono alla logica della guerra. Stringono la mano al nemico, condividono il dolore della guerra.

Vaccari, è una Pasqua in cui le armi si fanno sentire, anche vicino all’Italia.

"Si combatte in decine di posti in tutta terra, a partire dall’Africa che è un problema dell’Europa, anche se si parla solo di Kiev e Gaza. Sono i giovani la nostra speranza quando nei negoziati ci sono i giovani formati nel nostro studentato fanno la differenza, cambiano il clima del dialogo: portare in ogni parte del mondo il messaggio dei giovani che credono in un futuro migliore e pensano già nella prospettiva dei loro figli".

In Italia viviamo ottant’anni di pace mentre in medio oriente si combatte una guerra civile che va avanti esattamente dallo stesso periodo. Come vivono gli studenti israeliani e palestinesi l’ennesima fiammata di morte nella loro terra?

"È dolore che si stratifica a dolore, sono stragi recenti che seguono decenni di lutti: servirà un tempo indefinibile per cancellare l’odio che israeliani covano per i palestinesi e viceversa. Ogni giorno qui arrivano notizie drammatiche, amici morti, parenti gravemente feriti. Ma il male della guerra spinge comunque al dialogo e all’incontro. La pace è uno sforzo cosciente di collaborazione. La guerra è una scelta che va a discapito della vita e dello sviluppo".

L’escalation russa in Ucraina dopo l’attentato jihadista alla sala concerti Crocus di Mosca delinea scenari imprevedibili.

"Il potere dell’azione collettiva dei giovani per la pace non va sottovalutato. Inserire strutturalmente l’insegnamento dei diritti umani nei sistemi educativi nazionali, e destinando una cifra simbolica dai loro bilanci a borse di studio per giovani leader di pace".

L’istruzione e i diritti umani sono i pilastri della pace. La voce dei giovani fatica a farsi sentire...

"A Rondine non c’è paura dell’altro, c’è l’incontro, il dibattito, la riflessione quotidiana. Saranno dei giovani che si saranno conosciuti dentro senza paura dei propri conflitti interiori e che sapranno leggere senza paura i conflitti che ci sono nella società globale. All’Onu abbiamo portato il nostro metodo che supera i conflitti".

Rondine è un luogo che punta sulle relazioni fra persone, nonostante i fallimenti della storia. Come cambia il corso degli eventi?

"La guerra è la grande malattia di cui l’umanità non si libera. La normalità è che le persone si incontrino e dialoghino, pur rimanendo nelle loro posizioni. A Rondine nessuno diventa come l’altro, o cambia posizione: scopre che il nemico è spesso una costruzione della propaganda, i governi oggi parlano con la voce delle sanzioni e delle armi, la politica e la diplomazia sono illustri sconosciute. C’è disorientamento e paura: i potenti devono agire per la pace, certo, ma dobbiamo chiederlo mettendoci personalmente in gioco e risolvendo i conflitti di ogni giorno".