Mostra su Guido Monaco
Mostra su Guido Monaco

Arezzo 15 dicembre 2019 - Guido d’Arezzo, da buon maestro, aveva capito come il metodo di imparare a memoria i canti non potesse più funzionare. Sì perché fino all’anno Mille la musica e i canti si tramandavano solo a voce. Allora inventò un altro metodo semplice, usando le dita di una mano e scrivendo su righe tracciate su un foglio (il futuro pentagramma), note e lettere. E’ stata la più grande intuizione mondiale. E nacque qui, ad Arezzo, al Duomo vecchio del Pionta dove Guido d’Arezzo viveva e studiava dopo essere stato cacciato da Pomposa. E parte da lui e dal Palazzo di Fraternita la riscoperta della storia di Arezzo con opere d’arte, affreschi, libri antichi, con nuove sale espositive una app che attraverso il cellulare farà navigare nella storia della città fin dalle origini del linguaggio musicale. “Un primo passo - ha spiegato Pier Luigi Rossi rettore di Fraternita - per ricordare l’importanza della città come centro culturale, artistico, musicale ed economico e la sua forte identità”. Un lavoro di squadra presentato dal rettore di Fraternita Per Luigi Rossi, da Lorenzo Cinatti soprintendente della Scuola di musica di Fiesole che festeggia i tre anni di attività aretina con la Casa della musica, da Roberto Barbetti direttore della Fondazione Guido d’Arezzo, da Stefania Gitto della Scuola di musica di Fiesole e del Centro regionale documentazione musicale, da Luigi Lucherini membro della  Fondazione Cassa di risparmio di Firenze che ha sostenuto economicamente il progetto, e da Nicola Tangari dell’Università di Cassino che ha ricostruito il metodo guidoniano attraverso i suoi scritti.

Immergersi nella nostra storia è semplice, basta scaricare l’app Artimeisart, inquadrare una delle opere nelle sale  di Fraternita e il viaggio nel tempo inizia. Partendo dal ritratto di Guido d’Arezzo si può scoprire come era la cittadella vescovile al Pionta, entrare nel Duomo in 3D dove il monaco pregava e insegnava, scoprire il suo metodo, suonare la musica attraverso la “mano guidoniana”, calpestare il mosaico su cui camminava. Il dipinto di Parri Spinello con gli “Angeli musicanti”  (che dal Pionta fu portato al Museo Medievale e ora in Fraternita) fa sentire la musica antica e spiega i suoi antichi strumenti dalla bombarda al liuto, dalla villa al cornetto. Dal Libro corale appaiono note e suoni e si risentono i canti. Non solo, la stessa app accompagna dentro tutte le collezioni di Fraternita, fino all’orologio astronomico, e in Piazza Grande con i suoi monumenti.  E per i più piccoli ecco una caccia al tesoro guidata da Giorgio Vasari: chi ritrova tutte le sedici opere d’arte custodite vince il “diploma vasariano”. 

“Una narrazione per tutti, dagli esperti ai giovani, dagli studenti agli specialisti” spiega l’ideatrice Stefania Gitto. “Siamo il luogo della memoria, dobbiamo ricordare quando era grande e potente  la città e da lì dobbiamo ripartire per recuperare la nostra identità. E in vista del millenario del Micrologus, il trattato di Guido,  abbiamo pronta la ristampa”. “Gli anni di Guido d’Arezzo sono stati un periodo magico per la città - ricorda l’ex sindaco Luigi Lucherini - Arezzo era la terza università più importante dopo la Sorbona e Bologna, e chi voleva studiare veniva qui. Come Fondazione sosteniamo progetti culturali che  dovrebbe sostenere lo Stato”.