di Salvatore Mannino Nonostante tutto, il confine, per quanto aperto, resiste. Non dilagano insomma le varianti in arrivo dall’Umbria, che avrebbero potuto mettere in crisi i territori nei quali la barriera di separazione territoriale praticamente non esiste, se non come riga geografico segnalata da un cartello, senza ostacoli fisici di un qualche significato, come tra la Valtiberina toscana e l’Alto Tevere o tra Cortona e il Trasimeno, dove i flussi di spostamento sono ininterrotti. Le ultime 24 ore, dunque, non si portano dietro neppure un caso in più di quelli anomali rispetto al ceppo classico, i più temuti perchè i più contagiosi. Restano i due positivi (uno di variante inglese, l’altro di Brasiliana) usciti fuori dal bollettino di mercoledì....

di Salvatore Mannino

Nonostante tutto, il confine, per quanto aperto, resiste. Non dilagano insomma le varianti in arrivo dall’Umbria, che avrebbero potuto mettere in crisi i territori nei quali la barriera di separazione territoriale praticamente non esiste, se non come riga geografico segnalata da un cartello, senza ostacoli fisici di un qualche significato, come tra la Valtiberina toscana e l’Alto Tevere o tra Cortona e il Trasimeno, dove i flussi di spostamento sono ininterrotti. Le ultime 24 ore, dunque, non si portano dietro neppure un caso in più di quelli anomali rispetto al ceppo classico, i più temuti perchè i più contagiosi. Restano i due positivi (uno di variante inglese, l’altro di Brasiliana) usciti fuori dal bollettino di mercoledì. La giornata si porta dietro solo lo scioglimento dei dubbi legati al terzo contagio: non è brasiliana, è Covid ordinario. Alla fin fine, due casi di variante su un centinaio di positivi in due giorni restano un fenomeno abbastanza limitato. Per ora non c’è l’effetto Chiusi, dove si è scatenato il contagio di massa, trasmesso sempre dall’Umbria.

Infatti, il bollettino di giornata è relativamente rassicurante, anche se contiene un altro morto, un anziano di 94 anni che è spirato al San Donato l’altro ieri. E’ il decimo da domenica, più di una vittima al giorno in questa settimana che ormai volge alla fine. Il virus forse è meno impetuoso di quanto non fosse a novembre, nel momento di piena dei contagi, ma uccide come mai aveva fatto in passato, soprattutto nelle fasce fragili: a parte l’ospite di 68 anni della Casa Pia, tutti gli altri morti erano over 75.

Quanto ai positivi (tutti di ceppo classico, come già detto), calano di una quindicina rispetto a mercoledì: 39 contro 53. In discesa anche il numero dei ricoverati, sia in area Covid (ora sono 55) che in terapia intensiva, ferma a 8. Dire che i tamponi (mille) non sono pochi e non pare quindi la situazione in cui i contagi scendono perchè diminuiscono i controlli. Il Comune con il maggior numero di casi (13) resta inevitabilmente il capoluogo, il più grande, ma continua a essere preoccupante il quadro di Sansepolcro, uno dei centri del confine aperto appunto, con 6 positivi, trend costante da qualche giorno che porta il totale a una trentina. Non sono pochi, ma non paiono giustificare in tempi stretti la necessità di una zona rossa su cui il sindaco Mauro Cornioli continua a recalcitrare.

I 22 positivi nella fascia d’età fino a 35 anni sono non lontani dai 25 della popolazione di mezza età, fra i 35 e i 65, il che sembra dire che i rischi assunti dai giovani, soprattutto con la movida, restano un pericolo da scongiurare con un pizzico di prudenza in più.

Nel complesso, però, la situazione di Arezzo, che era precipitata pericolosamente fra novembre e dicembre, con un Rt che era arrivato fin quasi a 3 (ossia tre contagiati per ogni positivo), è adesso abbastanza tranquilla. Lo dice anche la tabella messa in piedi dalla Fondazione Gimbe (una delle più attrezzate nello studio del Covid) in cui la provincia sta nel quadrante verde del rischio più basso. Adesso, semmai, è Siena, che pareva quasi immune dal contagio nella seconda ondata, a trainare la prima linea del virus, insieme a Pistoia, Livorno e Massa. Un trend confermato anche dalle curve del contagio pubblicate dalla stessa Gimbe. Quella di Arezzo è quasi piatta da luglio fino a settembre avanzato, per poi impennarsi pericolosamente da ottobre in poi. Ma da almeno un paio di mesi, gennaio e febbraio compresi, la linea tende nuovamente ad appiattirsi.

Consolazione relativa nel momento in cui grava sui confini l’ombra maligna delle varianti ma allo stato attuale non è certo da qui che parte quel peggioramento pronto a tradursi (già oggi probabilmente) nella retrocessione della Toscana in zona arancione.