
"Non avevo alternativa, abbiamo provato in tutti i modi a fermarlo. Se tornassi indietro? Non lo rifarei, ma così non...
"Non avevo alternativa, abbiamo provato in tutti i modi a fermarlo. Se tornassi indietro? Non lo rifarei, ma così non ci possiamo più nemmeno difendere". Parola di Sandro Mugnai, subito dopo la decisione di rinvio a giudizio del giudice per le indagini preliminari di Arezzo. Il fabbro di San Polo, frazione alle porte di Arezzo, andrà a processo per omicidio volontario: alla vigilia dell’Epifania 2023 sparò al vicino che gli stava demolendo casa con la ruspa. L’albanese Gezim Dodoli morì a colpi di carabina.
A due anni il delitto della ruspa torna nelle aule e riparte da zero. Anzi, a citare Troisi, ricomincia da tre: tante sono state le interpretazioni dei magistrati sulla notte di sangue. La gip Giulia Soldini, due anni fa, riconobbe la legittima difesa e ordinò la scarcerazione di Mugnai. Di diverso avviso la pm Laura Taddei che chiese e ottenne, anziché l’archiviazione, il processo per l’artigiano per eccesso colposo di legittima difesa. Mugnai optò per il rito abbreviato, l’accusa chiese 2 anni e 8 mesi ma non si arrivò a sentenza. Il giudice Claudio Lara rispedì gli atti alla procura per una nuova formulazione: "Mugnai ha accettato la sfida lanciata dal proprio aggressore, innescando una sorta di duello, e comunque avendo reagito in maniera non proporzionale". Da eccesso colposo di legittima difesa si passa uno scenario da omicidio volontario, accolto ieri dal nuovo gip Stefano Cascone.
Mugnai sarà giudicato da una corte d’assise: non è scontato che parli in aula, può decidere o meno se farlo. Il processo inizierà il 15 marzo.
L. A.